Possibili “brutte sorprese” in arrivo sul cedolino della pensione di agosto per chi non ha presentato il modello Red. Chi non regolarizzerà la propria posizione con la dichiarazione reddituale 2022 entro il 15 settembre 2026 potrebbe vedersi revocare definitivamente le prestazioni collegate al reddito.
L’Inps, infatti, potrebbe far partire le procedure di sospensione e i primi tagli per chi ha dimenticato di presentare la Dichiarazione della Situazione Reddituale con cui i pensionati che percepiscono prestazioni collegate al reddito (come l’invalidità civile, l’integrazione al minimo o la quattordicesima) comunicano i propri redditi, così da verificare il diritto alla prestazione ricevuta e determinare il corretto importo.
Per chi non ha presentato nei termini previsti il modello - la scadenza ufficiale fissata dall’Inps era il 28 febbraio 2026, successivamente prorogata fino al 30 marzo 2026 - potrebbe scattare la revoca definitiva di integrazioni al minimo, reversibilità e maggiorazioni. Ecco come rimettersi in regola per salvare l’assegno.
Cos’è il Modello Red e chi è obbligato a presentarlo
Come ricorda l’Inps sul proprio sito, attraverso il modello Red si presenta una dichiarazione obbligatoria per i pensionati con prestazioni collegate al reddito, proprio o del nucleo familiare.
Attraverso il documento fiscale, l’Inps determina il diritto a mantenere, ottenere o perdere queste prestazioni. Se non sono erogate in quota fissa, ne definisce anche l’importo. La dichiarazione della situazione reddituale è rivolta:
Ai pensionati che hanno registrato variazioni della propria situazione reddituale rispetto all’anno precedente e che, prima della verifica, percepivano esclusivamente redditi da pensione, propri e, ove previsto, dei familiari;
Ai titolari di prestazioni collegate al reddito con redditi non dichiarati ai fini fiscali tra cui, ad esempio, il lavoro dipendente prestato all’estero, gli interessi bancari, postali, dei Bot, Cctt e di altri titoli di Stato, e i proventi di quote di investimento soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o sostitutiva Irpef;
Ai pensionati esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate che percepiscono, oltre alla pensione e all’abitazione principale, ulteriori redditi. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i titolari dell’Assegno per il Nucleo Familiare (Anf);
Ai pensionati che percepiscono redditi rilevanti ai fini previdenziali, già dichiarati all’Agenzia delle Entrate con i modelli 730 o Redditi Persone Fisiche, come quelli derivanti da collaborazioni coordinate e continuative (o assimilate) o da lavoro autonomo, anche occasionale.
Attenzione, però: l'invio non è obbligatorio per tutti. Difatti, chi presenta regolarmente il 730 o il Modello Redditi ed è titolare solo di quelle entrate, è esonerato in automatico perché i dati dall’Agenzia delle Entrate vengono trasmessi direttamente all’Inps.
Cosa succede se non si presenta il modello e cosa fare
Chi non ha presentato il modello nei tempi e non ha risposto ai solleciti rischia il blocco delle prestazioni legate al reddito, tra cui le integrazioni al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, le pensioni di reversibilità, l’assegno sociale e gli assegni di invalidità.
Il “blocco” non avviene in una volta sola, ma è una procedura a step a partire dai cedolini estivi sui cui potrebbe scattare una trattenuta cautelativa d’allarme, applicata direttamente sull’assegno. La sospensione può iniziare con una trattenuta cautelativa sull’importo della pensione, secondo le modalità stabilite dall’Inps per la specifica campagna Red. La trattenuta cautelativa resta applicata fino alla regolarizzazione della posizione o secondo i tempi previsti dalla procedura Inps; in assenza di comunicazione reddituale può seguire la sospensione e successivamente la revoca della prestazione.
In caso di revoca, il pensionato dovrà restituire le somme eventualmente percepite senza averne diritto dall’inizio dell’anno. Per evitare questi provvedimenti, la prima cosa da fare è accedere all’area MyINPS e controllare nel dettaglio le voci del cedolino; se c’è la decurtazione, bisogna inviare subito il “Modello Red di ricostituzione” per comunicare i redditi mancanti.
La presentazione può essere fatta da soli sul sito dell’Istituto, o attraverso un Caf o a un patronato. Una volta ricevuti i dati, l’Inps sbloccherà l’assegno pieno e rimborserà le trattenute subite nei mesi successivi.
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