Confronto inatteso oggi nella finale del Roland Garros sul campo Philippe-Chatrier: da una parte Flavio Cobolli, dall'altra il tedesco Alexander Zverev. La presenza del romano nell'atto conclusivo è infatti una delle maggiori sorprese. Le previsioni della vigilia indicavano in Sinner il principale candidato a imporsi, ma quanto accaduto al n.1 ATP offre lo spunto per affrontare uno dei temi di questo Slam: l'incidenza dei problemi fisici e dei malesseri. Basti pensare al caso del fuoriclasse altoatesino, crollato fisicamente proprio quando tutto sembrava apparecchiato per la vittoria contro l'argentino Juan Manuel Cerúndolo. Oppure alla semifinale tutta italiana che il pubblico si attendeva tra Cobolli e Matteo Arnaldi e che, invece, non si è mai disputata. Un virus gastrointestinale ha costretto il ligure ad alzare bandiera bianca poche ore prima del match. Un percorso che ha assunto contorni quasi surreali. Nella stessa metà del tabellone si era registrato anche il ritiro in corsa di Matteo Berrettini (nella foto) durante il derby contro Arnaldi, a causa di un problema all'anca.
A questi episodi si sono aggiunti i guai fisici del norvegese Ruud, del ceco Mensik e del canadese Diallo. I precedenti più illustri in situazioni di questo genere portano il nome di Rafael Nadal. Lo spagnolo rinunciò alla semifinale di Wimbledon 2022 dopo la vittoria contro l'americano Taylor Fritz nei quarti, a causa di uno strappo ai muscoli addominali. Sei anni prima, invece, fu costretto a ritirarsi dal Roland Garros prima del terzo turno contro il connazionale Marcel Granollers, per un'infiammazione ai tendini del polso sinistro.
Un infortunio che, per una curiosa coincidenza, richiama da vicino quello che ha costretto Carlos Alcaraz (n.2 ATP) a rinunciare al Major parigino e all'intera stagione sull'erba. L'auspicio è che la finale odierna possa finalmente essere decisa esclusivamente dal campo.