A 100 anni la radio riscopre il suo vero papà

Cinque anni dopo un canto di Natale venne diffuso e ascoltato in un raggio di 100 chilometri

Chi ha inventato la radio? Alla domanda è ovvio che tutti rispondano: «Guglielmo Marconi», come ci hanno insegnato a scuola. Ma si sbagliano, la risposta corretta è: Reginald Fessenden. Lui l’ha inventata, e non nel 1901, ma nel 1906, per l’esattezza il 24 dicembre.
Proprio oggi alcune emittenti italiane (come Radio 24) lo celebreranno - festeggiando il vero centenario - riascoltando il test sonoro originale di Fessenden e le voci degli inviati di guerra (e di radiocronisti come Nicolò Carosio e Nando Martellini). E allora il nostro Marconi? Perde forse tutta la sua importanza? Certamente no. Nel 1901 Guglielmo Marconi, che aveva già compiuto diversi esperimenti di contatto a distanza, realizzava la prima trasmissione transoceanica; il primo grosso ponte virtuale, attraversabile in tempo reale della storia della comunicazione. Ma ciò che il nostro fulgido inventore aveva creato era, seppur incommensurabile, un esempio di telegrafo senza fili capace di trasmettere un codice a distanze impensabili, e non una trasmissione radiofonica. Niente a che vedere cioè con la radio che ascoltiamo oggi e che si è voluta celebrare - sbagliando - cinque anni orsono. Marconi non se la prenda: i suoi meriti scientifici sono comunque rilevantissimi, del resto il telegrafo è il padre di tutte le macchine parlanti, ma se ogni mattina milioni di uomini si svegliano seguendo voci e musica mescolati insieme nella meravigliosa pasta dell’intrattenimento e dell’informazione, il merito è di questo scienziato di origine canadase, nato a Bromo nel 1886. Fessenden era un inventore nato, uno che già da bambino sognava di poter trasmettere voci e suoni senza l’ausilio di fili, che stimava il supremo Edison (il quale non credeva realizzabili le sue idee), che voleva superare Bell. E nel 1906 ci riuscì. Parole e musica, ciò che oggi sono corpo e sangue della radio, vennero ricevute nel raggio di quasi 100 km da Brant Rock, nel Massachussets, grazie a uno speciale alternatore che sviluppava una potenza di ben 500 Watt con una frequenza di emissione di 75.000 Hertz, pari ad una lunghezza d’onda di 4.000 metri. Poi, la vigilia di Natale dello stesso anno, si compì anche il miracolo del primo programma: i marconisti a bordo delle navi che solcavano l’Atlantico lo sentirono suonare «Santo Natale» al violino, leggere dei passaggi della Bibbia ed augurar loro un felice Natale. Quella era già radio. Ciò che Marconi faceva, seppur perfezionandone il sistema e implementandone le possibilità, era continuare a trasmettere in alfabeto Morse. Fessenden invece aveva colto gli aspetti più importanti e vividi della comunicazione contemporanea: l’informazione e l’intrattenimento.
Un po’ come quando Emil Berliner nel 1887, inventando il disco, decise che il suo strumento dovesse essere il veicolo principale della musica e non della semplice voce, come invece aveva ritenuto inizialmente Edison. Non comprendere o non ringraziare a sufficienza persone come Fessenden, può comportare spiacevoli e dolorosi epiloghi. Quando Edwin Armstrong, una sera del 31 gennaio del 1957, si sparò un colpo ala testa, lo fece perché era provato dalle ripetute sconfitte legali che si risolvevano costantemente in un mancato riconoscimento dei suoi diritti. Quelli che avrebbero ripagato i suoi sforzi per l’invenzione della modulazione di frequenza. Armstrong è stato infatti l’artefice della radio Fm ed è l’uomo che ha contribuito allo sviluppo e alla diffusione planetari dell’idea di Fessenden. Attualmente è molto più difficile attribuire le invenzioni. In realtà esistono ancora singoli uomini che riescono a fregiarsi del romantico titolo di «inventore», ma si tratta di personaggi il cui nome magari è poi offuscato da quello più altisonante di un magnate dell’informatica o dell’elettronica. Il futuro radiofonico - tecnologicamente parlando - è, come per gli altri media, digitale. Il Dab (Digital audio broadcasting) è al momento lo standard più diffuso e i suoi vantaggi sono facilmente comprensibili.
Qualità elevatissima del segnale e del suono trasmesso ed equa fruibilità in ogni parte del globo sembrano le carte migliori che la nuova radio potrà offrire. Del resto sono già più di 230 milioni le persone in grado di usufruire dei servizi Dab. Forse non sarà un’invenzione importante come quella degli illustri cervelli di cui abbiamo narrato sopra, ma di sicuro sarebbe piaciuta a tutti loro.