Dal 1608 gli scienziati studiano chi tira il fiato

Giovanni Alfonso Borelli, nato a Napoli il 28 gennaio 1608 è il padre della Biofisica. Allievo di Benedetto Castelli, si interessa alle indagini medico-biologiche e alle discipline fisico-matematiche, quali astronomia e meccanica. Nel suo De motu animalium (1680) tenta di estendere all'ambito biologico il metodo di analisi geometrico-matematica elaborato da Galileo in ambito meccanico ed è il primo scienziato a capire l'importanza della misurazione del respiro. John Hutchinson, medico generico inglese, nel 1846 mette a punto il primo apparecchio per l'esecuzione della spirometria, questo test di valutazione della funzionalità respiratoria si diffonde rapidamente per la sua facilità di esecuzione da parte dei soggetti collaboranti e la sua estrema utilità pratica nella corretta valutazione e gestione del paziente con problemi respiratori. Nel 1850 Hutchinson, dopo una quantificazione in termini matematici, definisce che più una persona respira bene più probabilità ha di vivere a lungo. Questo concetto suscita molto interesse nella medicina delle assicurazioni inglese; nel fine '800 e primi '900 si capisce che, con un semplice esame del respiro, si possono conoscere quali persone sono più a rischio di ammalarsi di malattie respiratorie e cardiovascolari. Nel corso dello studio Nhanes I svolto negli Stati Uniti dal 1970 ai primi anni '90 è stata monitorata per oltre 20 anni la funzione respiratoria di più di 5000 adulti. Questo studio ha evidenziato come i pazienti con una buona capacità vitale, il parametro che esprime la massima quantità di aria che si riesce ad espirare dopo una inalazione massimale, avessero una minore mortalità precoce da tutte le cause e quindi vivessero più a lungo. Quindi, anche la funzione del cuore e di altri apparati può essere valutata indirettamente da una buona respirazione la quale consente quindi di prevedere una migliore prospettiva di vita.