2030, l’anno del sorpasso Più stranieri che Padani

PREVISIONI Nel 1999 si stimavano i «nordici» ridotti al 10% nel 2075 Ma succederà prima

di Gilberto Oneto

Nel luglio del 1999, poco più di 10 anni fa, sul bimestrale Quaderni Padani veniva pubblicato un saggio dal titolo significativo, «L’estinzione dei padani», in cui si facevano alcune proiezioni sull’andamento demografico dei cittadini italiani, di quelli residenti in Padania e degli stranieri sulla base dei dati allora disponibili e diffusi: 27 milioni di «padani», 30 di «italiani» e 2 di stranieri extracomunitari. Si ipotizzava con una certa preoccupazione che nel 2035 il numero degli stranieri avrebbe eguagliato quello degli abitanti della Padania e che nel 2075 i foresti sarebbero diventati la maggioranza assoluta degli abitanti della penisola. Lo scenario drammatico era delineato sulla base delle nuove entrate annuali e, soprattutto, sugli esuberanti tassi di natalità dei nuovi cittadini. Il solo dato non ipotizzabile riguardava il grado di «meticciamento» derivante dalle unioni miste. Considerando poi che più del 60% dei foresti si stabilisce in Padania, i cui abitanti «indigeni» hanno il tasso di prolificità più basso del mondo, si arrivava a delineare una ancora più inquietante situazione nella quale nelle regioni settentrionale gli autoctoni si ridurrebbero nel 2075 a meno del 10% della popolazione: sarebbero cioè virtualmente estinti.
Anche nello stesso mondo autonomista quel testo era allora stato considerato catastrofista e pertanto poco attendibile.
Oggi veniamo a sapere dalla Caritas Migrantes che a fine 2008 c’erano in Italia 4 milioni e mezzo di stranieri regolari. Questo significa che con gli irregolari si arriva tranquillamente a superare i 6 milioni. Analizzando il grafico che accompagnava lo studio dei Quaderni Padani si deduce che alla stessa data erano ipotizzati fra i 4 e i 5 milioni di stranieri complessivi e se ne ricava che le estrapolazioni di allora erano addirittura molto sottostimate e che le date indicate per i «sorpassi» possono essere molto più ravvicinate. E cioè che gli italiani e i padani assieme diventeranno minoranza ben prima del 2075, in una data in cui più di un terzo dei nostri lettori sarà ancora in vita.
Serve fare alcune considerazioni.
La prima è che la Caritas in questo Paese fa le funzioni del ministero degli Interni: dispone di dati che lo Stato non riesce ad avere. Ha canali preferenziali oppure è lo Stato che ha perso il controllo del proprio territorio?
Dal 2000 a oggi per più di metà del tempo abbiamo avuto governi di centrodestra che hanno sempre promesso di contenere l’invasione straniera. Nelle coalizioni c’è sempre stata anche la Lega che dice di essere contro l’immigrazione. Ciumbia! Chissà se non lo fosse...
Gli scenari che si prospettano sono da «day after», sono quelli di una società a brandelli fatta di tanti gruppi tribali in contrasto e concorrenza fra di loro, senza più alcun sicuro riferimento identitario.
Forse questo piace a Fini, a qualche prete o sindacalista, alle anime belle (e masochiste) dell’accoglienza a ogni costo e a quelli che da sempre odiano la nostra civiltà e aspirano alla parte di Sansone che crepa con tutti i Filistei.
Certo non piace alla stragrande maggioranza della gente normale, soprattutto in Padania, dove il «sorpasso» potrebbe avvenire già fra meno di 20 anni con conseguenze imprevedibili.
L’impressione è che si stia andando incontro a una tragedia con colpevole incoscienza.
Davvero dobbiamo accettare come ineluttabile la nostra scomparsa come civiltà, come cultura, addirittura come realtà etnica? Davvero una delle parti di mondo che ha contribuito in maniera determinante a costruire i livelli più alti di civiltà deve accettare di diventare un qualsiasi Paese del Terzo mondo senza reagire?
È il momento che i governanti di destra e leghisti mostrino più coraggio e senso di responsabilità, e anche di coerenza con le loro enunciazioni programmatiche.
Serve interrompere e invertire il flusso con un chiaro «piano di rientro»: innanzitutto si chiudano ermeticamente gli ingressi, poi si comincino a rispedire a casa i clandestini, quelli che delinquono, poi quelli che non lavorano, familiari compresi. È sicuro che si troveranno di fronte a reazioni scomposte e a piagnistei, centri sociali in piazza, scioperi e «santorate» varie. Sarebbe però sufficiente sottoporre il piano al giudizio popolare. Si veda cosa davvero pensa la gente. Diranno che è egoismo. No: è democrazia, soprattutto è sano istinto di sopravvivenza.