25 aprile Il «bianchetto» rosso di Burlando

I partigiani che sparano a qualcuno? Non sia mai. Loro andavano in guerra mettendo le cartine dei Baci Perugina nei caricatori delle pistole e le bombe a mano le usavano come vasi da fiori. Quelle armi al massimo le usavano come fermacarte. O come fermacartine, delle montagne. Anzi no, proprio non le avevano, le armi.
Ora provano persino a raccontarla così, la Resistenza, 64 anni dopo quel 25 aprile. Buttandola sul ridicolo. Taroccando, oltre che clamorosamente sbagliando, persino le foto dei manifesti ufficiali. Un eccesso di manipolazione della verità storica senza motivo, perché non è certo l’uso delle armi in una guerra come quella civile italiana, a poter modificare un giudizio morale sulla storia della liberazione. Un giudizio che invece cambia parecchio sull’attendibilità di quella «Verità» che la sinistra ha da sempre preteso di diffondere sull’argomento. Al punto da usare anche un partigiano anticomunista come Aldo Gastaldi, «Bisagno», sulla cui morte persistono molti dubbi che coinvolgono anche esponenti della Resistenza genovese di sinistra.
E la Regione Liguria conquista il premio per il «tarocco» più clamoroso, più inutile ma anche più grave. Il manifesto celebrativo del 25 aprile 2009, quello che riporta appunto una frase storica di «Bisagno», usa una fotografia chiaramente manipolata al computer e oltretutto sbagliata. Innanzitutto, proprio per accompagnare il testo sottostante, mostra un’immagine di quattro capi partigiani intenti a studiare una cartina della zona.(...)