Il 52% degli italiani non usa internet. Dominio rosa sui blog

Solo il 31% è all’avanguardia tecnologica: è quanto
emerge da un’indagine commissionata dall’Osservatorio permanente contenuti digitali. In aumento lo scambio illegale di file audio-video

Roma - Il 52% degli italiani non usa Internet e solo il 31% è all’avanguardia tecnologica: è quanto emerge da un’indagine commissionata dall’Osservatorio permanente contenuti digitali ad AcNielsen, presentata oggi a Roma. Secondo la ricerca, oltre al digital divide cresce anche nel paese il cultural divide, e aumenta il numero delle persone, quasi 9 milioni di italiani, che utilizzano le tecnologie come sistema di comunicazione e di svago. Purtroppo è invece ancora in minoranza chi usa con consapevolezza gli strumenti più creativi ed evoluti del web. Una carenza sottolineata anche da Peter Kruger, consulente del ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, secondo il quale a colmarla dovrebbe essere in prima linea il servizio radiotelevisivo pubblico: «Negli anni ’50 la missione della Rai era l’alfabetizzazione. Ora la sua missione è diffondere la cultura del digitale e dell’innovazione. Per questo abbiamo introdotto questa funzione nel nuovo contratto di servizio». Dall’indagine è emerso inoltre che la tecnologia è donna, soprattutto in fatto di blog e forum tra le 14-24enni, e che in generale le piattaforme più utilizzate sono il Pc con Dvd (39%) e il cellulare con Mp3-fotocamera-video (33%), seguito dal lettore Dvd (26%), lettore Mp3-i-Pod (15%) e tv Lcd al plasma (15%).

In crescita l'utilizzo del P2P Dall’indagine emerge che galoppa l’utilizzo del P2P, lo scambio dei file su piattaforme illegali: il 15% di chi usa internet se ne serve per scaricare musica e l’11% per fare il download dei video. «Da notare - osserva il presidente della Fimi, federazione dell’industria discografica, Enzo Mazza - che c’è una categoria di persone, ad alta vocazione tecnologica, che appare però poco interessata ai contenuti culturali. Ossia privilegia lo strumento tecnologico in sè e dà poca importanza ai contenuti culturali che passano attraverso le piattaforme digitali». Da qui alla pirateria il passo è breve. Si tratta di una categoria che lo studio definisce dei «Technofan»: quasi 9 milioni di persone, soprattutto di giovane età, distribuite uniformemente sul territorio che si «contrappone» a 15,5 milioni di italiani cultori della tivù, a bassa propensione culturale e tecnologica, concentrati prevalentemente al sud. Tra queste due «anime» si muovono 7,4 milioni di persone che amano tecnologie e cultura.