In 7 anni ha falsificato 135 pratiche. Compresa la sua

Una lavoratrice solerte e puntuale. Così sembrava a prima vista Guiduccia Massolini, una cinquantunenne bionda e minuta impiegata all’Asl di Pavia. E in effetti le si può rimproverare tutto, ma non l’assenza di «metodo»: nell’arco di sette anni ha istruito ben 135 pratiche false di invalidità «sistemando» amici e conoscenti, oltre al figlio, alla madre e a se stessa: per il suo caso si era inventata una cecità totale che le fruttava un discreto rimborso. Ovviamente le pratiche false non venivano istruite per spirito filantropico nei confronti dei conoscenti desiderosi di «arrotondare» ma dietro compenso. Secondo le indagini la Massolini dai finti invalidi riceveva dal 50 al 70% delle cifre erogate: delle belle sommette che si aggiungevano ogni mese al suo stipendio di dipendente dell’Asl. La donna è stata arrestata ieri mattina a casa sua, a Torre d’Isola, a pochi chilometri di distanza da Pavia. Forse aveva capito che per lei si stava mettendo male, perché da giorni si era messa in malattia. Del resto non deve esserle sfuggito il significato di quelle visite sempre più frequenti all’Asl da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Pavia: un’indagine durata un anno che alla fine ha stretto il suo cerchio proprio intorno alla Massolini. È ancora tutto da chiarire il meccanismo ideato per truffare l’azienda sanitaria. Pare comunque che la donna all’ Asl non abbia nemmeno avuto bisogno di complici. Dal 2002 lavorava al piano terra dell’edificio in via Indipendenza, dove ci sono gli sportelli e gli ambulatori per le «Fragilità e le Invalidità Civili». Aveva un ruolo delicato, Guiduccia: controllava i documenti e incrociava richieste e valutazioni mediche. Infine inseriva i dati utili per l’ok ai rimborsi e li inviava all’Inps. Ad un certo punto deve aver intuito che non sarebbe stato poi tanto difficile attribuire invalidità inesistenti a persone reali. È un tipo di truffa che la finta cieca aveva già sperimentato in passato e che le era costata una condanna nel 2009. Ma allora il raggiro era stato di minore entità e lei aveva potuto rientrare serena a lavorare. Alessandro Mauri, il direttore dell’Asl in carica da sei mesi ancora non capisce il meccanismo ella truffa: «Molti particolari sono secretati nelle indagini - ha spiegato - Ma c’è anche da precisare che in 10 anni le procedure per le attribuzioni delle indennità sono cambiate ben tre volte».Forse il trucco della Massolini sta proprio nell’aver sfruttato la giungla di norme che regolano la materia.