«Tra 7 giorni torneranno neve e freddo»

Il colonnello Ernani: «Nell’ultima decade di gennaio temperature in calo di 10 gradi»

In Italia non arriverà l'uragano Kyrill a portare la stessa devastazione del Nordeuropa, ma ci aspettano giorni di sensibile abbassamento della temperatura e neve intensa che riporteranno alla «normalità stagionale» un inverno che finora di normale ha avuto ben poco, con il caldo che ha fatto registrare. Un grande caldo che, stando ai dati diramati dal Wmo (World meteorological organization), l'agenzia statunitense del clima, ha fatto salire nel periodo settembre-novembre la colonnina di mercurio della temperatura in larga parte d'Europa, facendo registrare oltre tre gradi in più rispetto alle medie stagionali sulle Alpi e in Norvegia. Un inverno insolitamente caldo che in realtà rispecchia la tendenza degli ultimi cento anni. Secondo l'Alp-Imp (Multi-centennial climate variability in the Alps based on Instrumental data, Model simulations and Proxy data), infatti, è un secolo che la temperatura non fa che salire, raggiungendo lo scorso anno un aumento complessivo di 1,2 gradi in una vasta regione di riferimento centrata sulle Alpi. Il progetto europeo ha consentito di recuperare le più lunghe serie storiche di dati meteorologici mai considerate, per una regione europea centrata sulle Alpi, denominata «Greater Alpine Region», ed estesa da 4 a 19° E e da 43 a 49° N. Anche l'Italia ha fatto la sua parte, con la collaborazione messa in campo da parte dell'Istituto di fisica generale applicata dell'università degli studi di milano.
«Tra i database climatici regionali - ha spiegato Teresa Nanni, responsabile del gruppo di Climatologia storica dell'Isac (Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima) del Cnr - questo può essere considerato il più attendibile e completo attualmente disponibile, per l'intervallo di tempo coperto, e il dato sull'aumento delle temperature è un risultato importante». Il surriscaldamento delle Alpi, come ben sanno i gestori degli impianti sciistici, è stato infatti particolarmente sentito nell'ultimo periodo, e secondo i dati Ocse è risultato circa tre volte sopra la media globale. Si tratta di cifre in perfetto accordo con la tendenza generale, soprattutto dopo le dichiarazioni di Phil Jones della University of East Anglia di inizio anno, che parlavano del 2007 come dell'anno più caldo della storia. Ma è davvero così preoccupante la situazione? A un occhio profano, con l'uragano Kyrill che infuria facendo decine di vittime, sembra che il clima stia impazzendo. Ma per l'Italia questi fenomeni annunciano in realtà solo l'arrivo dei primi segni di un inverno degno di questo nome, con neve e tutto il resto. «Dal punto di vista climatologico, nei primi giorni di gennaio c'è sempre stato un peggioramento del tempo sull'Italia, sembra che quest'anno ci sia un ritardo di due settimane, circa - ha dichiarato Paolo Ernani, colonnello e meteorologo dell'Aeronautica militare italiana - Ora, dopo aver visto quello che è successo in Europa, c'è soprattutto da dire che delle forti nevicate attendono l'Italia, a partire dal 23 gennaio». Secondo il colonnello, l'ultima decade di gennaio sarà caratterizzata da un abbassamento di temperatura molto forte, in media di una decina di gradi, che provocherà gelate al nord, e potrà far toccare perfino i 7 gradi sotto zero alle città più settentrionali.