Abbattere Begato e Sopraelevata per fare bella Genova

è da adesso che andiamo dicendo che Genova è affascinante e ambigua sino all'ambivalenza nelle sue relazioni urbanistiche, nelle sue grandiosità monumentali, di una bellezza che non si identifica con questo o quello specifico artistico, ma che si sente nella sua complessità e unità di «città» che è ricordo e memoria di una grandezza che ancora resiste alle usure e agli oltraggi del tempo della storia e dell'uomini che la governano.
La diga di Begato. La sopraelevata. Le lavatrici. Per non dire di altro. Finalmente qualcuno si è messo a parlare criticamente, per adesso solo nei confronti di quella mostruosità che si chiama Begato affiancato da alcuni numeri, per meglio avvicinarlo alle baracche dei lager: uno due tre… E finalmente gli architetti di questa città si sono svegliati e visto che niente hanno saputo promuovere per il 2004 come per gli anni passati, battuti in volata dalla ditta Renzo Piano & Company, ecco che dicono che sarebbe intelligente e utile abbattere la diga di Begato, costruendo al suo posto edifici e case cosiddetti «popolari» più consoni all'umana persona.
Ma, in questa bella città di contrapposizioni più aspre dei guelfi e dei ghibellini di toscana memoria, ecco che l'assessore competente, anche lui architetto dice che non necessita abbattere Begato e addice una forte scusa: abbiamo nell'anno - anni passati stanziato fior di milioni di euro per la riqualificazione del sito, quindi non si fa' niente per ora. Tutto, dice l'assessore, è nelle mani di Dio, ma se le cose progrediranno, potranno passare a quelle delle coop-erative edilizie.
Per ora la diga rimane. E allora per questi soldi male amministrati ecco che il mostro resta e che va all'aria tutto un possibile inizio di piano di abbattimento delle mostruosità che rendono brutta Genova. Come la sopraelevata, verso la quale nessuno vuol mettersi in testa che oggi è cosa ridicola se non fosse abominevole, questo ferro che taglia il fronte della palizzata - la città la terra - con il vecchio porto - la città il mare - slega la continuazione naturale della città, la rende artificiosa e disordinata, vicina alle «famose città americane degli anni '30».
A proposito: il tunnel? non sanno niente i cittadini, sono tenuti all'oscuro di questa via «da topi» scelta al posto di un godibilissimo ponte. E come mai in Europa si costruiscono ponti da tutte le parti? Forse perché costano meno e sono più belli e più sicuri?
Sempre l'assessore architetto bisogna ricordarlo come colui che aveva promesso per l'anno fatidico 2004 il ripristino della palazzata di via Gramsci, compreso un intervento sul minigrattacielo anni cinquanta che svetta inadatto. È ancora lì, senza senso.
E le «lavatrici»? Quale partito si muoverà per dire che bisogna abbatterle, adesso che della diga begatiana ha preso politicamente possesso la Margherita? (Si prega di sbrigarsi).
Niente è stato fatto di solido e di memorabile nel 2004, niente a ricordo e memoria del voluto europeo anno della cultura. Almeno si tenti di passare da una provocazione pre-elettoralistica ad un progetto realizzabile e che si inizi una conversione verso una intelligente cultura architettonica ed urbanistica, corresponsabili anche i cittadini. Una bella casa «popolare» è possibile come è possibile un bel quartiere «popolare» che non sia un ghetto come dimostrano gli studi e le realizzazione degli architetti olandesi, finlandesi, inglesi.
Non solo Begato quindi, ma tutte le periferie devono essere ripensate secondo una linea di vita e non una linea di morte che significa costruire solo per guadagnare e per darsi pace alla coscienza che «adesso anche quelli hanno un alloggio». Discorso da dopoguerra quando viviamo la speranza di una epoca tutta da «architettare». E dopo Begato il coraggio dovrà dirigersi al Centro Storico, di non tenere tutto, ma di sfoltire là dove il brutto soffoca quel poco o tanto di bello che resiste.
Edgar Allan Poe scrive che i muri hanno una influenza decisiva sulla persona e possono determinarne il comportamento individuale e collettivo - figurarsi i palazzi le piazze le fontane le statue, i colori pastellati e l'illuminazione non da copri-fuoco.
Con «mostri» nelle città non stupiamoci se i comportamenti sono incivili negativi «animaleschi». Terra acqua piante fiori, sono gli elementi che formano il giardino che è ordine corrispondente al cosmo come dice uno dei nostri più intelligenti filosofi: Rosario Assunto che auspicava che le due più belle città d'Italia diventassero «un giardino», Napoli e Genova.
*Università degli Studi di Genova