Abortisce di più chi non ha problemi ad avere bambini

L’aborto come metodo di controllo delle nascite, cioè l’aborto che sarebbe vietato dalla legge 194, trova nuove conferme in altri dati che emergono dalla comparazione delle «dichiarazioni di interruzione volontaria di gravidanza» rese dalle donne in Liguria. Prendendo sempre in esami i casi di pazienti che hanno abortito almeno quattro volte nel corso della loro vita, delle oltre 600 donne che hanno triplicato il già sconvolgente dato dell’Inghilterra, è possibile sapere se esse hanno già figli. Il servizio statistico della Regione è in grado di fornire anche questo dettaglio e offre un quadro tutto da valutare e da non sottovalutare.
La stragrande maggioranza delle donne che hanno abortito già quattro o più volte ha altri figli. Non si tratta, in sostanza, di persone che non vogliono avere figli di principio. Che non rifiutano a priori la maternità. Anzi, ben 181 (il dato più alto) ha 2 figli, altre 126 hanno 3 figli e numeri importanti di aborti ripetuti si trovano anche per donne che hanno 5, 6, anche 8 o più figli. Questi casi limite possono chiaramente spiegarsi con la difficoltà che può avere una donna ad allevare e mantenere un numero sempre crescente di figli, non solo dal punto di vista economico. Ma in questo sta anche la dimostrazione del fallimento del principio della legge 194, che, lo ribadisce più volte, dovrebbe puntare innanzitutto alla tutela e all’aiuto alla maternità. Invece sommando il numero dei figli e il numero elevato di aborti volontari prende maggior corpo l’ipotesi dell’interruzione di gravidanza come strumento per il controllo delle nascite. Un’alternativa troppo usata alla prevenzione di maternità indesiderate.
I dati ufficiali disponibili in Regione, letti da qualsiasi angolazione, danno sempre lo stesso risultato: in Liguria qualcosa non funziona nell’applicazione della legge 194. Oltre 600 donne che hanno subito quattro o più aborti con punte record anche oltre i 16 interventi, vero boom di interruzioni di gravidanza tra le bambine, una minorenne su due che decide grazie al giudice anziché ascoltando i genitori. E soprattutto donne consapevoli della scelta, persone adulte con elevato grado di istruzione, o madri che hanno già altri figli. Insomma, l’aborto rischia di diventare sempre più un intervento di routine. Asportare un bambino diventa normale come togliere un calcolo, un’appendice, un’unghia incarnita.
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