Aborto, anatema di Ferrara: "È l’omicidio perfetto"

Il direttore del <em>Foglio</em> presenta a Milano la moratoria sull’interruzione volontaria della gravidanza: nel mondo in 30 anni un miliardo di vite negate. &quot;La legge 194 va applicata integralmente&quot;

Milano - «La moratoria è uno strumento concreto per attirare l’attenzione sul fatto che negli ultimi tre decenni nel mondo sono stati compiuti un miliardo di aborti». Non è facile per Giuliano Ferrara, il direttore del Foglio, parlare al migliaio di persone che affollano il teatro Dal Verme: ci sono gruppetti di femministe che lo contestano, fischiando in continuazione. Ma l’Elefantino nazionale, che di assemblee un po’ se ne intende, tira dritto per la sua strada. Accolto da un nugolo di giornalisti e fotografi, inizia puntuale e comincia a dar lettura del testo che sarà inviato all’Onu per la moratoria sull’aborto.

Poi, dato l’avvio da Milano alla «lunga e tenace campagna», Ferrara ribadisce ciò che la moratoria «non è», per sgomberare il campo dagli equivoci sollevati «dagli intolleranti e da chi è contro il dialogo». Dunque, la moratoria «non è una proposta di ripristinare la persecuzione penale per chi abortisce né di colpevolizzare o criminalizzare le coscienze individuali di chi abortisce o coopera all’aborto». «Non vogliamo - grida - mandare i carabinieri a casa delle donne costringendole a partorire. Attribuirci queste intenzione significa sottovalutare, e di molto, la nostra intelligenza».

Che cos’è, allora, la moratoria? «Una scelta, impegnativa, di valore sociale», il «tentativo pratico di realizzare una riduzione possibilmente a zero il tasso dell’aborto di massa». Il direttore del Foglio spiega che andrà a trovare Paola Bonzi, del Centro di aiuto alla vita della clinica Mangiagalli di Milano, che «ha portato all’esistenza centinaia di vite, senza costringere nessuna donna. Una persona non vedente, ma che vede molto più di noi». Ferrara prima definisce cinica e feroce la legislazione americana che regolamenta l’aborto come un «diritto alla privacy», sottolineando invece come in Italia non sia così. Ma elogia il presidente Bush per aver ricevuto alla Casa Bianca una quarantina di bambini «che erano embrioni rifiutati e invece sono nati». «Mi domando: perché il sindaco di Milano o di Roma, perché le nostre autorità non hanno mai pensato di dare un Ambrogino d’oro o un altro premio persone come Paola Bonzi, che lavorano contro l’aborto? Perché non hanno mai aperto le porte dei loro uffici ai bambini che non dovevano nascere e invece sono venuti alla luce grazie ai centri di aiuto alla vita?».

Poi parla della 194, la legge che ha legalizzato l’aborto in Italia: «La rispetto, e credo che vada applicata fino in fondo anche nella parte in cui si tutela la maternità. Non possiamo però, dopo trent’anni, non renderci conto che l’aborto da “legale” è diventato “legittimo” e moralmente indifferente. Questo non lo può tollerare alcuna ragione laica al mondo. Oltre che legittimo - ha continuato - si è anche intinto di un veleno particolare, quello dell’eugenetica, che è cosa radicalmente diversa dalla cura delle malattie. L’aborto è un omicidio. Punto!», ha urlato tra gli applausi entusiasti della platea, spiegando che «noi non apparteniamo alla civiltà della rupe Tarpea» (da dove, nella Roma antica, si precipitavano i traditori della patria), apparteniamo «alla civiltà giudaico-cristiana». L’Elefantino ha poi presentato la questione dal punto di vista dei soggetti coinvolti: «Quando compio come soggetto un atto d’amore con un altro soggetto, se porta al concepimento di un terzo soggetto - che io abbia deciso di accoglierlo o no - questo terzo non è definibile come due o quattro cellule. È un terzo soggetto, ed è moltissimo. Siamo tutti noi. È il mio prossimo e gli altri due soggetti che l’hanno generato non sono il “progenitore A” e il “progenitore B” come sono definiti nell’infame codice civile di Zapatero, ideologicamente corrotto: sono un padre e una madre». E la decisione di abortire non allontana il terzo soggetto come un immigrato clandestino, «lo sopprime». «Non so come si possa non definirlo un omicidio», precisa, pur spiegando che non mai pensato di dare dell’assassino a chi compie un aborto.

Ferrara ha quindi citato il leader radicale Franco Roccella: «Diceva che l’omicidio non è la cancellazione del passato, ma la negazione di un futuro. Non esiste omicidio più perfetto di quello di un embrione nel grembo di una madre, perché cancella tutto il futuro dell’essere umano».

Proprio Bobbio, il «Papa laico», aveva affermato nel 1981 che «il diritto di nascere» andava difeso con intransigenza in nome dello stesso principio che lo faceva essere contrario alla pena capitale. Infine, Ferrara ha citato il libro e le ricerche del genetista laico Edoardo Boncinelli, ricordando che dal quattordicesimo giorno dopo la fecondazione «esiste la vita individuale». L’invito conclusivo, prima di lasciare la sala, è a fondare comitati per la moratoria nelle scuole, nelle università («perché non si riducano come La Sapienza di Roma dove vogliono negare la parola al professor Ratzinger»), nelle parrocchie, negli schieramenti politici: «Il Pd si è mostrato aperto, Veltroni ha definito l’aborto un dramma, spero che Berlusconi si decida a uscire da quella forma di riserbo o di assenza dalle questioni sociali o morali più impegnative».