Abu Omar, la decisione della Consulta: sicurezza della Patria prima di tutto

Ecco il testo della sentenza della Corte Costituzionale che ha dato torto alla Procura di Milano: nelle indagini sul Sismi e la Cia è stato violato il segreto di Stato

L'11 marzo scorso, quando la Corte Costituzionale rese noto il dispositivo della sua decisione sullo scontro tra il Governo e la Procura della Repubblica di Milano intorno al caso «Abu Omar», entrambi i protagonisti dello scontro si proclamarono vincenti. La possibilità di coprire con il segreto di Stato alcuni passaggi fondamentali dell'indagine sul rapimento dell'imam estremista - prelevato a Milano nel febbraio 2003 da una squadra della Cia e consegnato al governo egiziano - era da mesi al centro di un braccio di ferro senza precedenti: da una parte il governo Berlusconi (e prima di esso il governo Prodi) deciso a coprire con i suoi omissis i rapporti tra Sismi e Cia; dall'altra i magistrati milanesi (alla Procura si era affiancato il giudice che sta celebrando il processo per sequestro, Oscar Magi) che rivendicavano il diritto-dovere ad accertare la verità sul rapimento, in nome dell'interesse superiore della giustizia.
Dala lettura integrale del provvedimento della Corte - steso dal giudice Alfonso Quaranta - emerge con chiarezza che ad uscire vincente dallo scontro è la linea del governo. Messa di fronte alla necessità di scegliere quale tra due valori vada tutelato con più forza - la sicurezza dello Stato o l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge - la Consulta sceglie risolutamente il primo. Ecco la frase decisiva: «il supremo interesse della sicurezza dello Stato nella sua personalità internazionale» è «preminente su ogni altro». A base di questa convinzione, l'articolo 52 della Costituzione: «è sacro dovere del cittadino la difesa della Patria». Senza sicurezza, dice la Consulta, non può esistere lo Stato. E quindi neppure la giustizia.
Sembrano concetti astratti, appartenenti alla filosofia del diritto più che alla vita quotidiana. Ma da essi la Corte parte per decidere in concreto il caso Abu Omar a favore del governo: affermando che non spetta ai giudici ma semmai al Parlamento discutere sul diritto del governo ad applicare il segreto di Stato. «Il giudizio sui mezzi ritenuti necessari o soltanto utili a garantire la sicurezza dello Stato spetta al Presidente del Consiglio dei ministri sotto il controllo del Parlamento (...) è dinanzi alla rappresentanza del popolo, cui appartiene quella sovranità che potrebbe essere intaccata, che il Governo deve giustificare il suo comportamento».
C'è un solo limite, nella Costituzione, all'applicazione del segreto di Stato: e cioè il caso in cui ci si trovi davanti a reati eversivi dell'ordinamento costituzionale. Ma per la Consulta non è certo questo il caso del sequestro Abu Omar: «Questa Corte su un piano generale conviene, innanzitutto, con le risoluzioni del Parlamento Europeo circa la illiceità delle cosiddette "consegne straordinarie", perché contrarie alle tradizioni costituzionali e ai principi di diritto degli Stati membri dell'Unione Europea ed integranti specifici reati. Tuttavia, neppure da tali risoluzioni può trarsi la conclusione della riconducibilità del reato costituito dall'ipotizzato sequestro di persona ad un fatto "eversivo dell'ordine costituzionale", come ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Milano».
Quindi non si potranno utilizzare nel processo i documenti sequestrati nella sede del Sismi, e che secondo la Procura dimostrano la complicità dei nostri 007 con quelli americani: «Non spettava né alla Procura della Repubblica di Milano, né al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano, porre tutto il materiale parzialmente segretato a fondamento, rispettivamente, della richiesta di rinvio a giudizio degli imputati e del successivo decreto», e i magistrati milanesi vengono bacchettati per non averli «coperti»: «Spettava all'Autorità giudiziaria procedente il compito di adottare tutte le cautele del caso per impedire che le copie non "omissate" di quegli stessi documenti permanessero nel normale circuito divulgativo del processo, vulnerando di fatto quel segreto e, con ciò stesso, esponendo al rischio di compromissione le esigenze di sicurezza nazionale ed i valori primari che quel segreto è destinato a presidiare».
Del tutto annullato viene l'interrogatorio del carabiniere Pironi, unico reo confesso del sequestro, che parlò dei rapporti tra Cia e Sismi: «non poteva essere né richiesto, né ammesso, né effettuato un incidente probatorio destinato a riguardare quella tematica delle relazioni tra Servizi italiani e stranieri di intelligence che il Presidente del Consiglio aveva inteso chiaramente sottoporre a segreto». Confermato il provvedimento del premier Berlusconi che vincolava al segreto gli agenti del Sismi interrogati in aula. Su un solo punto la Consulta dà ragione ai magistrati: i telefoni degli agenti del Sismi potevano essere intercettati. Ma è una vittoria di Pirro, perché non si potranno utilizzare tutte le telefonate che riguardano i rapporti tra Cia e Sismi, e cioè l'essenza del processo: «l'Autorità giudiziaria non potrà comunque porre a fondamento delle sue determinazioni, in qualsiasi momento della scansione processuale, elementi conoscitivi che dovessero risultare coperti dal segreto di Stato, se e nella parte in cui eventualmente investano, direttamente od indirettamente, proprio il tema delle relazioni intercorse tra i Servizi di intelligence italiano e quelli stranieri».
Cosa succederà, a questo punto, del processo agli agenti Cia e ai loro colleghi italiani, tra cui l'ex capo del Sismi Nicolò Pollari e il capodivisione Sismi Marco Mancini? Alla prossima udienza, fissata per il 22 aprile, il giudice Magi dovrà decidere come comportarsi. La Consulta lascia a lui («spetterà alle competenti autorità giurisdizionali investite del processo valutare, in concreto, le eventuali conseguenze di tale annullamento sul piano processuale») la scelta se andare avanti, ritenendo che le prove ancora utilizzabili bastino a mantenere in piedi il quadro che portò al rinvio a giudizio degli agenti segreti. Ma la Corte Costituzionale sembra, in un passaggio della sentenza, indicare uno scenario possibile: avanti col processo agli agenti segreti americani (accusati anche da dati oggettivi, come le tracce dei telefoni cellulari e delle carte di credito), e stralcio della posizione degli 007 italiani. Scrive infatti la Consulta: «Una valutazione, questa, da compiersi, evidentemente, nel rispetto delle regole processuali proprie del tipo di giudizio che viene in rilievo, ("la nullità di un atto rende invalidi gli atti consecutivi che dipendono da quello dichiarato nullo" e "le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate"), e quindi individuando in quali loro parti, e con riferimento a quali dei soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria, gli atti processuali da questa Corte annullati possano ritenersi autosufficienti rispetto alla ragione che ha condotto al loro annullamento parziale; facendo eventualmente ricorso anche all'istituto della separazione dei processi».