«Abuso del nome Dc», Rotondi porta Follini in tribunale

Denunce civili e penali per i manifesti nella campagna elettorale e per il congresso: «Sono stati consumati reati in pubblico»

Omar Sherif H. Rida

da Roma

La nuova Dc di Gianfranco Rotondi porta in tribunale il segretario dell’Udc, Marco Follini. All’origine della denuncia, civile e penale, presentata contro Follini e il tesoriere del partito, il senatore Pietro Cherchi, la diffusione di centomila manifesti durante l’ultima campagna elettorale con la scritta «La Democrazia cristiana vota Udc».
«Manifesti sui quali- si legge nella nota diffusa ieri - non era indicato il mandatario e non era chiaro se fossero stampati dall’Udc o dalla sedicente Dc di Angelo Sandri». Omissioni che configurerebbero ben quattro reati: danno di marchio, concorrenza sleale, sviamento commerciale e inottemperanza all’ordinanza del giudice civile. «Il nostro diritto all’uso del nome Democrazia cristiana - spiega Rotondi - risale ai tempi della spartizione del patrimonio Dc, ed è stato regolarmente messo per iscritto. I tentativi del signor Sandri da Cervignano del Friuli di appropriarsi del nome ci sono già costati migliaia di euro in numerose cause giudiziarie, tutte regolarmente vinte».
Nei confronti di Sandri (prima tessera Dc nel ’77, per molti anni segretario organizzativo regionale in Friuli) esistono infatti già due ordinanze inibitorie ed è in corso un’azione penale presso la Procura di Roma. Prima del congresso di fondazione della nuova Dc (tenutosi sabato scorso nella capitale), il presunto usurpatore aveva tentato di impedirne lo svolgimento presentando una denuncia respinta dal tribunale di Roma, che ha nuovamente riconosciuto a Rotondi l’uso esclusivo del nome Democrazia cristiana.
«Come nei migliori gialli - continua lo stesso Rotondi - il mandante di tutta questa operazione è venuto fuori venerdì, nel giorno di apertura del Congresso dell’Udc, quando il partito di Follini ha pubblicamente riconosciuto il signor Sandri segretario della Dc e che come tale è stato applaudito dalla platea. I reati descritti sono stati così consumati sotto gli occhi di numerosi delegati, alcuni dei quali hanno filmato e registrato la scena». Denuncia in vista anche per il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, che giovedì presiedeva l’assemblea congressuale e che ha dato materialmente la parola a «un personaggio sfiduciato persino dai suoi iscritti». Sfiduciato dai suoi e stranamente oscurato sul web: da qualche giorno infatti il sito della Dc giudicata «abusiva» (www.democraziacristiana.it) non è più in rete.
«Non allargo il contenzioso al simbolo - ha concluso Rotondi - per rispetto verso gli amici Rocco Buttiglione e Mario Tassone, che ne sono i titolari da quando mi sono dimesso dalla carica di amministratore del Cdu».