Accordo con il Crédit Agricole, primo azionista del gruppo creditizio, per la costituzione di un nuovo polo del settore del risparmio gestito Intesa cede ai francesi il 65% di Nextra La società ha raccolto nel 2004 circa 100 miliardi. Confermata per 12

L’operazione genera per la banca italiana una plusvalenza di 750 milioni. Venduti anche 2 miliardi di sofferenze

Paolo Stefanato

da Milano

Il gruppo Intesa ha ceduto al gruppo francese Agricole (che è anche il suo primo azionista, con il 18,04%) le proprie attività di risparmio gestito, concentrate in Nextra investment management; alla nuova società, nella quale convergeranno anche le attività di Crédit Agricole asset management Italia, Intesa parteciperà con una consistente quota di minoranza, il 35%, mentre l’Agricole deterrà il 65%. Intesa incasserà 850 milioni di euro in contanti, realizzando una plusvalenza di circa 750 milioni.
Il peso delle due realtà che entro l’anno andranno a integrarsi è molto diverso: Nextra «vale» 100 miliardi di raccolta (sui 473miliardi di raccolta globale del gruppo Intesa al 31 dicembre scorso), mentre Caam Italia raccoglie circa 7 miliardi. I 100 miliardi di Nextra sono per circa l’80% raccolti attraverso la rete di Intesa, ragione questa che permetterà al gruppo guidato da Corrado Passera di continuare a contabilizzare 80 miliardi come raccolta amministrata. Nel 2004 Nextra ha registrato un risultato negativo di 43 milioni, dovuto all’onere straordinario di 160 milioni relativo alla transazione con il commissario straordinario del gruppo Parmalat. Nel 2003 l’utile netto era stato di 51,5 milioni, per il 2005 le stime ante operazione erano di 60 milioni.
Il 100% di Nextra è stato valutato 1.340 milioni di euro; una stima che tiene conto delle commissioni più elevate rispetto alla media del mercato che Nextra riconosce alla rete di Intesa, e che resteranno invariate anche dopo l’operazione.
Il contratto prevede anche accordi di distribuzione della durata di 12 anni, al termine dei quali Intesa potrà esercitare un’opzione a vendere (put) il proprio 35%. I patti prevedono inoltre che per decisioni di particolare rilievo debba esserci anche l’assenso di Intesa.
L’operazione, curata dal responsabile progetti speciali del gruppo, Giovanni Gilli, «anticipa l’evoluzione strutturale del settore del risparmio gestito, che premierà sempre più i grandi operatori globali e i piccoli operatori di nicchia». Grazie all’accordo, il Crédit Agricole rafforzerà la propria posizione tra i principali asset manager europei, risultando quarto nel Continente per attività gestite (con oltre 430 miliardi), e sarà primo in Francia e secondo in Italia (dopo SanPaoloImi).
Il gruppo Intesa ha annunciato ieri anche un’altra importante operazione: la cessione a Fortress e Merrill Lynch di un portafoglio di sofferenze lorde per un totale di 9.067 milioni di euro (al 31 dicembre 2004). Si tratta di crediti «incagliati», più volte svalutati e ormai iscritti a bilancio per 2.009 milioni; su tale cifra, tuttavia, Intesa sottolinea di aver realizzato una plusvlenza di 36 milioni, avendo ottenuto un pagamento di 2.045 milioni. «Non si tratta - sottolinea Giovanni Gilli - di una cartolarizzazione, operazione nella quale la banca cedente mantiene una presenza con funzione di garanzia; si tratta semplicemente di una cessione pro soluto», che migliora tutti i relativi indici. Le sofferenze passano da 25% al 7% del patrimonio netto, e sugli impieghi scendono dall’1,9% allo 0,6%.
Ieri sono stati diffusi anche i dati relativi al primo trimestre del 2005, per la prima volta effettuata secondo i nuovi parametri Ias-Ifrs: l’utile netto si è portato a 620 milioni di euro (più 45,5% sul primo trimestre 2004). Il titolo Intesa ieri è stato premiato da Piazza Affari: più 2,29% in una giornata in cui i principali indici sono rimasti praticamente invariati.