Acqua all'arsenico, a rischio 128 Comuni

Scaduta l'ennesima proroga, Bruxelles impone all'Italia di far rispettare la legge sui limiti di potabilità. Per migliaia di rubinetti potrebbe scattare lo stop

C'è stata la deroga. E poi la proroga alla deroga e la proroga alla proroga. Prima o poi la catena del "tiriamo a campare" sulla potabilità dell'acqua doveva interrompersi. Sembra che stavolta l'Unione europea non sia più disposta a tollerare il continuo procrastinare, da parte dell'Italia, dell'applicazione delle norme che hanno abbassato il livello di arsenico ammesso nei nostri acquedotti.
Con un documento indirizzato al ministero della Salute Bruxelles chiede di procedere con le ordinanze che vieterebbero di bere l'acqua in 128 Comuni della Penisola in cui si riscontrano livelli anche di 50 microgrammi per litro, contro i 10 ammessi dalla legge. Si tratta del possibile epilogo di una vicenda che si trascina da anni. Nel 2001 una legge, in applicazione di direttive europee, fissò parametri di potabilità delle acque molto severi, abbassando i livelli massimi consentiti per alcune sostanze. Già all'epoca si sapeva però che in alcune zone d'Italia, soprattutto quelle con suoli vulcanici, ci sono livelli più elevati di arsenico e di alcuni altri minerali nell'acqua.
E' noto ad esempio il caso di Velletri, in provincia di Roma, dove è in corso da tempo una protesta della comunità locale contro l'inquinamento da arsenico dell'acqua potabile. Il Lazio è la regione più "colpita", con 91 Comuni sui 128 fuorilegge di tutta l'Italia. A seguire c'è la Toscana. La norma incorporava già la possibilità di una deroga ai limiti consentiti per tre anni, prorogabile per altri tre. Salvo poi aggiungere, in un altro comma, la possibilità che il ministero della Salute prorogasse ulteriormente, "sentita la Commissione Europea".
Scaduto anche il terzo rinvio nello scorso gennaio, l'Italia è tornata alla carica per chiedere un altro "aiutino". Ma Bruxelles stavolta ha detto stop. Sostenendo che livelli troppo alti di arsenico rischiano di favorire l'insorgere di malattie, incluso il cancro. Naturalmente il concetto di potabilità è relativo e dipende dai limiti fissati per legge. E resta vero che l'acqua degli acquedotti italiani è generalmente buona: a essere coinvolti sono 128 Comuni su oltre 8.000.
Resta il fatto che la questione dell'arsenico è una bella grana, perché si rischia di dover chiudere un bel po' di rubinetti. Le Prefetture interessate sono già allertate. La corsa contro il tempo è iniziata. Si parla della possibilità di applicare filtri agli acquedotti. Ma il fatto di essere arrivati in zona Cesarini dimostra che, nonostante l'Italia non sia, in media, un Paese che soffre la siccità, la gestione del nostro oro blu è ben lontana dall'essere razionale.