Acqua/2 Tutti i meriti del podestà

Il problema dell'approvvigionamento idrico, considerato sempre fra i primi che, fin dalla preistoria, una società organizzata deve affrontare, fu particolarmente sentito nella nostra regione tra la fine dell'Ottocento ed i primi decenni del Novecento. La provincia di Genova, in particolare, non poteva considerarsi ricchissima di acqua ed il suo fabbisogno nella prima metà XIX secolo era assicurato dal solo acquedotto storico sulla sponda destra della Valbisagno che catturava le acque di quasi tutti gli affluenti del torrente. Nella seconda metà del secolo furono però costruiti due importanti acquedotti privati, il Nicolay che dal 1854 catturava le acque dello Scrivia portandole sul versante genovese sfruttando la costruenda galleria ferroviaria dei Giovi, e quindi il De Ferrari Galliera che dal 1883 portava a Genova le acque di un nuovo bacino artificiale del Basso Piemonte, il lago del Gorzente. Tuttavia, nel 1911, il problema dell'approvvigionamento idrico non esisteva ancora: sia i principali acquedotti genovesi, sia i tanti piccoli acquedotti che i Comuni, in particolare quelli rivieraschi, avevano costruito, non riuscivano a soddisfare il crescente fabbisogno d'acqua delle popolazioni che nella provincia di Genova dai 931.000 abitanti del 1891 avrebbe superato il milione e trecentomila nel 1911. Nel febbraio 1911 fu redatta una relazione da un apposita commissione nominata dal Consiglio Provinciale. Questa commissione invitò tutti coloro che avessero studiato progetti per condurre acqua potabile a Genova e riviere a presentare tali progetti.
Tra i diversi progetti presentati ne abbiamo potuto esaminare uno particolarmente interessante e curioso, denominato «Acquedotto delle sorgenti dell'Altipiano di Cuneo» nel quale ci siamo imbattuti casualmente in una ricerca d'archivio. Redatto dagli ingegneri milanesi Gio Batta Conti e Felice Gallavresi esso fu anche giudicato il più idoneo alle necessità di Genova e riviere, garantendo le volute quantità, qualità e disponibilità d'acqua. Esso si proponeva di captare correnti di acque sotterranee a mezzo di una rete di gallerie filtranti, tra le valli Stura, Maira, Varaita, Grana e Gesso nel Cuneese, per una portata di 3000 litri al secondo; un acquedotto «a pelo libero» avrebbe trasportato l'acqua per 150 Km sino a Rapallo attraverso Albenga e Genova, passando dalla quota di 531 mt. di partenza sino ai 211 mt di arrivo a Rapallo, e garantendo 250 litri d'acqua al giorno per ogni abitante della Provincia. Nell'aprile 1911 i suddetti ingegneri presentavano la loro proposta a tutti i Comuni interessati, che non imponeva oneri «né a Comuni, né a Province, né al R. Governo. Il 30 luglio 1911 il Comune di Bogliasco deliberava favorevolmente in merito, come pure doveva avvenire in altri Comuni. Tuttavia l'onere economico era enorme, paragonabile a circa duecento milioni di euro attuali, e probabilmente anche i venti di guerra che cominciarono in quegli anni, fecero abbandonare l'impresa. Il problema dell'acqua a Genova e riviera sarebbe continuato, ma verrà gradatamente risolto, prima con la costruzione del bacino e dell'acquedotto di Val Noci durante il Regime nel 1935, e definitivamente nel 1963 quando l'allora Amga mise in funzione l'acquedotto del Brugneto.