Addio Crichton: maestro del piacere della paura

È morto a 66 anni il padre del techno-thriller. Un abile e
preparatissimo viaggiatore nel tempo e nello spazio: conquistò
150 milioni di lettori

È incredibile pensare che Michael Crichton non ci sia più. Che a 66 anni si siano spenti il cuore e la mente del romanziere che più di ogni altro ha saputo convincerci che la scienza è la nuova religione dei nostri tempi. Un maestro di storie, ma anche di divulgazione scientifica. E non è poco.

Ricordo l’emozione provata leggendo per la prima volta due romanzi (diventati poi classici, ma allora novità esplosive) come La grande rapina al treno e Congo. Ricordo quanto ne rimasi colpito. Puoi leggere un quintale di libri di Clive Cussler o di Robert Ludlum, per dire, e, pur divertendoti da matti, non ne sarai arricchito di un solo grammo, in termini di conoscenza del mondo. Ma se leggi un libro di Crichton ne esci ogni volta più ricco. Non necessariamente più intelligente (i libri non fanno miracoli), ma più preparato a capire il mondo di incredibili mutamenti in cui viviamo e quello ancora più incredibile in cui potremmo trovarci a vivere domani. Leggi La grande rapina al treno e finisci per conoscere l’Inghilterra vittoriana come un contemporaneo di Dickens. Leggi Congo e impari un’infinità di nozioni su tante cose: dalla tecnologia dei computer alla geografia, alla storia dell’Africa.

Crichton è stato l’esploratore di una nuova frontiera della narrativa: quella che ha inglobato nei romanzi d’avventura la scienza e ha saputo trasformare questa audace ibridazione in un’occasione di grande intrattenimento. Al tempo stesso era un ottimo scrittore: certi suoi calchi, come quello altomedievale (ispirato all’epica di Beowulf) di Mangiatori di morte, sono un prodigio narrativo. Crichton, per formazione, era un medico (anche se non ha mai esercitato), e ha saputo sfruttare al meglio la sua conoscenza della materia realizzando, fra l’altro, una serie televisiva di enorme successo come E. R. - Medici in prima linea, che ha creato di fatto un genere nuovo di zecca.

Difficile non notare, leggendolo, come i suoi libri siano perfetti per la trasposizione cinematografica. Non a caso, oltre che scrittore, è stato regista, ottenendo spesso risultati d’eccellenza, come con Il mondo dei robot (’73) e Coma profondo (’78). Ma ha soprattutto ispirato film famosissimi come la serie di Jurassic park, Sfera, Sol Levante.

I suoi primi tentativi di scrittura risalgono agli anni in cui studiava medicina ad Harvard. Scrivere gli serviva per mantenersi agli studi, tant’è che agli esordi usò due pseudonimi, John Lange e Jeffrey Hudson (entrambi con riferimento autoironico alla sua statura: due metri e sei). Ma è con Andromeda, nel ’69, che si rivela stella di prima grandezza, creando il genere del techno-thriller, punto d’incrocio fra romanzo d’azione e divulgazione scientifica di cui è stato non solo il creatore ma anche, sinora, il maestro assoluto, capace di interessare il suo pubblico ad argomenti apparentemente ostici come la clonazione, le nanotecnologie, le tecniche investigative su un disastro aereo... Segue una serie di successi planetari, da Congo alla trilogia di Jurassic park, per continuare con Sol Levante, Rivelazioni (altri due film di successo), Punto critico, Timeline, fino agli ultimi, discussi, Stato di paura, Prey e Next. Si calcola siano 150 milioni le copie vendute dei suoi romanzi.

In quello che, se non è il più bello, è certo il più intenso, l’autobiografico Viaggi, Crichton parla tra l’altro della sclerosi multipla che in forma benigna lo colpì a 25 anni. C’è, nelle pagine di quel libro, un tale senso di amore per la vita da far presagire che l’autore provasse un senso di precarietà, di provvisorietà. Sposato cinque volte, e divorziato quattro, Crichton non ruppe mai il matrimonio con i suoi lettori, che l’hanno seguito nelle scorribande letterarie più diverse: dai viaggi nel tempo di Timeline fino al pamphlet Stato di paura, in cui prende di mira il catastrofismo degli ambientalisti dimostrando sprezzo del politically correct.

Il segreto del successo di Crichton sta probabilmente nella sua onnivora intelligenza, che lo portava a dominare gli argomenti tecnici toccati dai suoi romanzi. Leggi Crichton e gli credi, anche se ti parla di cose assurde come la clonazione di un tirannosauro da un frammento di ambra fossile, o di un’enorme sfera di origine apparentemente aliena trovata in un’astronave vecchia di migliaia d’anni che giace in fondo a un abisso oceanico...
È bello sapere che grazie all’invenzione di Gutenberg la fantasia di Crichton, come un tempo quella di Jules Verne (di cui l’autore americano è il legittimo e indiscusso erede), saprà conquistarsi ancora milioni di lettori nei prossimi secoli. Sarebbe ancora più bello pensare che una delle invenzioni illustrate nei suoi libri - come la macchina del tempo, o la clonazione dal Dna - possa, un giorno o l’altro, restituircelo.

Di lui mi rimane una copia firmata di Prey e la risposta a una lettera che gli avevo scritto tanti anni fa, credo subito dopo l’uscita di Il mondo perduto. Gli avevo detto più o meno le cose che ho scritto in questo articolo. In risposta, qualche settimana più tardi, mi arrivò da Los Angeles una busta enorme, con dentro un’altrettanto enorme foto autografata. La posa di Michael Crichton, in quella foto, con l’abbronzatura californiana e un Rolex al polso, mi sembrò più da attore che da scrittore. Una foto autografata, e nient’altro. Sul momento rimasi deluso. Ora che è morto andrò a cercarla, quella foto, e la terrò fra i miei ricordi più cari.