Addio a Scoppola, storico cattolico maestro di laicità

Studiò i difficili rapporti tra Stato e Chiesa Nell’83 fu eletto senatore Dc

Pietro Scoppola ha sperimentato ciò che a pochi storici è concesso, ovvero vivere in prima persona l’oggetto dei suoi studi, rivolti soprattutto a districare il complesso nodo dei rapporti cattolici-laici-Chiesa-Stato in Italia. Nel 1983 infatti venne eletto come senatore indipendente nella Dc ma - come per molti studiosi prestati alla politica - l’esperienza non deve essere stata esaltante, visto che non si ripeté. Del resto Scoppola, indipendente come democristiano, lo era anche come cattolico, tanto che all’epoca del referendum sul divorzio si schierò in favore. «Lo storico sa», disse, e la frase gli calza a pennello, «che dietro la storia si nasconde sempre un intreccio fra spazi di libertà - che sono gli spazi della responsabilità umana - e spazi di necessità, che sono i condizionamenti che l’ambiente esercita su ciascuno di noi».
Allievo di Arturo Carlo Temolo, affrontò gli stessi temi del maestro in Chiesa e Stato nella storia d’Italia (1967) e in La Chiesa e il fascismo (1971), senza raggiungerne lo spirito laico né la brillantezza della scrittura ma riconoscendo errori e compromessi del Vaticano - più che della Chiesa - soprattutto nei rapporti con il fascismo. Proseguì poi gli studi con La proposta politica di De Gasperi (1977), e Gli anni della Costituente tra politica e storia (1980), forzatamente compromessi dalla sua partecipazione alla politica attiva. Nel ’75 fu anche fra i promotori di un movimento che, pur sollecitando il rinnovamento della Dc, ribadiva l’importanza di un partito d’ispirazione cristiana in Italia. Dopo il crollo Dc, in un’intervista del 2005, dichiarò: «Il dramma è che la gerarchia ecclesiastica sembra prevalentemente orientata su un rapporto di vertice con la politica, per ottenere benefici e vantaggi in cambio di speranze e promesse di consensi. Questo rappresenta un arretramento terribile rispetto al modello proposto dal Concilio Vaticano II nella Gaudium et Spes (...) e alla Chiesa tocca il compito di dare linfa vitale, linfa spirituale, di dare orientamenti, ma non di guidare in modo normativo, perché altrimenti la laicità della politica non esiste più e non esiste più la responsabilità del laicato». E nell’ultimo libro-intervista, con prefazione del gennaio 2006, scriveva: «L’identità politica dei cattolici italiani è ancora una volta un problema aperto. (...) La democrazia dei cristiani non può più essere una nuova “democrazia cristiana” (...). La laicità, che è una conquista condivisa, ha bisogno di un’anima religiosa» (La democrazia dei cristiani, Laterza). Non si nascondeva, anche in quel volume, la difficoltà a riempire lo scarto tra aspirazione religiosa e problemi secolari. Tuttavia, alla fine, ribadiva la necessità di costruire una «democrazia dei cristiani», non più come formula ideologico-organizzativa dei cattolici, ma come il tentativo di costruzione di una «democrazia di tutti» con il tessuto etico, morale e religioso, necessario per coltivare «una speranza di civiltà per il nuovo millennio».
Oggi Fassino lo piange come uno dei padri del nascente Partito Democratico, e Cacciari aggiunge: «Se oggi la politica italiana può affrontare in forme di autentico dialogo politico e culturale questioni che in passato si sono poste in modo drammatico, come quella del rapporto tra tradizione socialista e mondo cattolico lo si deve soprattutto a personalità come Scoppola». Sarà il Pd la «speranza di civiltà per il nuovo millennio?». Purtroppo, nemmeno agli storici è permesso di leggere nel futuro.
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