"Adesso ci manca soltanto che il salario minimo venga imposto per legge"

Il presidente della maggiore associazione di settore: «L'anno scorso record di export per le piccole imprese. Ma per noi è sempre più difficile»

«Ci mancava anche il salario minimo». Cesare Fumagalli, presidente di Confartigianato, l'associazione più rappresentativa del settore, non usa mezze misure nel valutare una delle ultime proposte in tema di lavoro del vice-premier Di Maio.

«Sarebbe un provvedimento sbagliato. Se il salario fissato per legge fosse più basso di quello frutto della contrattazione collettiva svuoterebbe quest'ultima. Se fosse più alto sarebbe un'entrata a gamba tesa nel rapporto tra imprese e sindacati, che nel contratto trovano un punto di equilibrio».

La via d'uscita potrebbe essere nell'ultima formulazione della proposta emersa nelle parole di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle: «Si parla di applicare il salario minimo ai settori non coperti da contrattazione», spiega Fumagalli. «Questi ultimi coprono il 90% dei comparti e quindi l'impatto negativo si ridurrebbe in maniera significativa».

L'artigianato è uno dei settori del lavoro indipendente che più hanno sentito l'impatto della crisi (vedi anche l'articolo sopra): oggi gli artigiani sono circa 1,3 milioni, ma secondo uno studio di Unioncamere e Infocamere il calo è stato di 100mila unità tra il 2013 e il 2018. A colpire è stata sopratutto la crisi di alcuni settori come quello delle costruzioni: sono calate attività di trasporto e falegnameria (-20%), piastrellisti (-15%) e imbianchini (-14). Aumentati invece servizi di pulizia (+45%), giardinieri (+27), aumenti anche per la confezione di vestiti da sposa e le sartorie 11%). I micro-settori con il segno più non riescono però a compensare le chiusure

«Il paradosso è che nonostante il calo rimaniamo tra i Paesi con la più elevata inclinazione verso l'auto-impiego. Certo, abbiamo dovuto fare i conti con mercati difficili e con una inversione di tendenza: dalla legge Biagi in poi si era imboccata una direzione favorevole all'attività d'impresa. Oggi non è più così».

Fumagalli, però, è tutt'altro che pessimista: «Le do un dato per il 2018: con 125 miliardi è stato l'anno del record di export per le imprese con meno di 49 dipendenti. Ho studiato di recente un settore nuovo, quello delle stampanti 3D e ne ho ricavato grandi sicurezze per il nostro futuro. Le regole vincenti restano quelle dell'artigianato, di ieri e di oggi: il bello, il saper fare e il saper fare a regola d'arte».

A motivare la fiducia sono secondo Fumagalli, brianzolo di Oggiono, proprio i fattori che a prima vista sembrano avere messo in pericolo la sopravvivenza dei piccoli: «Globalizzazione e digitalizzazione possono in realtà diventare due driver formidabili, in grado di spingere la crescita delle piccole imprese. Basta imparare a dominarli».