Adesso indaga Berlusconi

Il premier vuole individuare le mele marce nel polverone che coinvolge
tutti: «Chi ha sbagliato deve pagare, però basta con la caccia alle
streghe». Bertolaso nel tritacarne ma resiste. In Sardegna inquisito
Cappellacci

Pochi mesi fa, quando un consigliere comunale di Milano di centrodestra venne arrestato mentre intascava una tangente di cinquemila euro, l’opposizione e i suoi giornali sentenziarono: è tornata tangentopoli, aprendo dibattiti che durarono settimane. Adesso sappiamo con certezza che così non era, che il malfattore Milko Pennisi agiva in nome e per conto proprio. Milano e il suo governo non sono marci come qualcuno aveva sperato e fatto credere anzitempo per lanciare una nuova campagna e prendersi la patente di moralizzatore pubblico. Ora ci risiamo. Questa volta il palcoscenico è nazionale. Al centro c’è un costruttore, Anemone, e la sua rete di clientela, trascinata dentro un’inchiesta, quella denominata G8, con la quale non ha nulla a che fare o non è detto che lo abbia. Siccome è stato accertato che probabilmente Anemone ha fatto favore illeciti ad alcuni signori, per esempio il ministro Scajola, allora vuol dire che chiunque è entrato in contatto con lui deve essere per forza un corrotto o almeno un furbacchione, politico, funzionario o privato cittadino più o meno vip che sia. Così almeno vengono fatti passare dalla solita parte i trecento e passa nomi della famosa lista Anemone, pubblicata in questi giorni dai giornali.

A questo gioco al massacro Silvio Berlusconi non ci sta. Non è soltanto una questione di garantismo a oltranza. Il presidente sa bene che la gente, cioè gli elettori, si infuriano di più di fronte a privilegi che riguardano la vita privata, a partire dalla casa, che non per scandali e intrighi internazionali. E per questo ha usato parole molto dure, che non aveva mai pronunciato prima: chi ha sbagliato deve pagare e lasciare senza esitazione eventuali incarichi pubblici, ministri compresi. Scajola insegna. Probabilmente non è soltanto una posizione tattica ma la convinzione che si è fatto dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore ed essere giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere qualche ladro di polli, così come ne esistono in qualsiasi categoria, organizzazione e partito politico, che sta mettendo a rischio la credibilità di tutti. Nel caso, meglio fare pulizia e pure in fretta.
Ma il tritacarne mediatico che punta a distruggere tutto e tutti no, non è possibile assecondarlo solo per seguire un’onda che tra l’altro ancora non si capisce da dove arrivi e chi la alimenti, in un intreccio tra intenti illegali, debolezze umane e guerre tra bande di potere, con per di più sullo sfondo i servizi segreti.

Se a Roma ha operato qualche Milko Pennisi del caso, che paghi, ma nessuno si illuda di dare spallate politiche dove la politica non c’entra. Del resto, negli ultimi giorni milioni di fedeli (come non era mai successo) scesi in piazza in Portogallo a omaggiare Papa Ratzinger, hanno testimoniato che non possono essere un gruppo di preti pedofili a mettere in dubbio la fiducia, la solidità e la moralità della Chiesa.