Ma adesso l'ex Cavaliere di Collecchio rischia davvero il carcere

I diciott'anni inflitti a Parma si aggiungono ai dieci della condanna milanese per aggiotaggio: e aver compiuto i 70 anni potrebbe non bastare a Tanzi per ottenere gli arresti domiciliari

Diciott'anni di carcere, una legnata senza precedenti: eppure, avvisano i lanci di agenzia che arrivano in diretta dall'aula del tribunale di Parma, Callisto Tanzi in carcere non ci andrà, perchè ha compiuto settant'anni e per legge ha diritto alla detenzione domiciliare.
Ma le cose stanno davvero così? In realtà, ad esaminare attentamente la situazione processuale dell'ex patron di Parmalat e analizzando le norme del codice e alcuni recenti pronunciamenti della magistratura, si capisce che in realtà per Tanzi la situazione è meno rosea di quel che si dice. E, per gli stessi motivi, le migliaia di risparmiatori rimasti fregati dai bond di Parmalat hanno ancora qualche speranza di vedere il principale responsabile dei loro guai finire - almeno per qualche tempo - ad espiare le sue colpe al fresco.
É ben vero, in effetti, che la legge prevede la possibilità per gli ultrasettantenni di sostituire la cella con il salotto di casa. Ma si tratta, per l'appunto, di una possibilità, non di una certezza e tanto meno di un diritto acquisito. Tant'è vero che le carceri italiane hanno un congruo numero di ospiti che la soglia dei 70 li hanno superati da un pezzo: e tra questi non solo mafiosi di lungo corso come l'ottuagenario Totò Riina, ma anche condannati per delitti comuni. E non solo, si badi, per fatti di sangue. I «domiciliari», insomma, bisogna meritarseli. Tant'è vero che a pronunciarsi sono i tribunali di sorveglianza, che valutano - insieme alla gravità dei fatti - la personalità complessiva dell'imputato e il suo comportamento prima e durante il processo.
Se le cose stanno così, Tanzi ha più di un motivo per preoccuparsi. La gravità dei fatti è fuori discussione. E quanto al comportamento durante il processo, pesano diversi episodi: la fuga a Quito, in Ecuador, poco prima dell'arresto, che secondo la Procura di Parma aveva come obiettivo imboscare il tesoro accumulato negli anni; l'assenza di qualsiasi offerta di risarcimento alle vittime, motivata da Tanzi con la singolare affermazione di essere nullatenente; il ritrovamento, nell'abitazione del genero, di una impressionante galleria d'arte, quadri di Van Gogh e Monet fatti sparire dal patrimonio dell'azienda.
Che tutte queste considerazioni giustificassero - a dispetto dell'età - l'arresto di Tanzi, lo hanno già messo nero su bianco i giudici del Tribunale del riesame che il mese scorso, accogliendo la richiesta della Procura generale, avevano disposto l'arresto dell'ex Cavaliere del lavoro. Secondo i giudici, i dieci anni milanese che erano stati inflitti in appello a Tanzi nel processo per aggiotaggio erano oltretutto una pena tanto grave da giustificare il timore che l'imprenditore - avendone sicuramente i mezzi economici - si desse alla fuga. Su quella decisione pende la valutazione definitiva della Cassazione, che dovrebbe pronunciarsi all'inizio del prossimo anno. Ma ora a quei dieci anni se ne aggiungono altri diciotto, inflitti oggi nel processo parmense per bancarotta. Insomma, usando il criterio di valutazione dei giudici milanesi, i rischi che Tanzi tagli la corda sono ora ancora più rilevanti.
Tanzi, dunque, rischia davvero di venire riportato in carcere. Si può dare per certo che non ci resterebbe per tutti i ventott'anni che la giustizia gli ha finora inflitto. Ma, per le vittime del crac di Collecchio e per il loro desiderio di giustizia, sarebbe forse una prima soddisfazione. Oltre a costituire forse un ammonimento per i tanti potenziali emuli che ancora si aggirano a piede libero.