«Adesso la politica aiuti il rapporto tra ricerca e aziende»

Caro direttore, leggendo il suo fondo dedicato al Festival della Scienza, non si può che convenire, sia per quanto asserito sia per le implicazioni che ne derivano. Quella della nascita del Festival della Scienza è stata una buona idea che va riconosciuta per tale agli ideatori dello stesso. Inoltre è vero che tale rassegna è patrimonio di Genova perché nella nostra città ha avuto origine il progetto e la sua realizzazione. Circa le assenze (quelle governative, in particolare) credo che abbiano influito negativamente due aspetti: l'uno è rappresentato dal fatto che fin dall'inizio i politici di Sinistra hanno inteso tale manifestazione come un loro Festival, una loro creatura, una loro incarnazione (vale per tutti la presenza negli anni scorsi del Ministro Mussi, un personaggio non antipatico ma fatalmente portato dall'aspetto ad incarnare più un personaggio disegnato dal celebre vignettista Bruno Bozzetto che ad essere un vero e proprio araldo della scienza, parola quest'ultima da pronunciarsi in particolari determinate circostanze con la e apertissima). L'altro aspetto è dato dalla costante infelice ricorrenza di manifestazioni ostili nei confronti del Ministro della Pubblica istruzione (e della ricerca scientifica) Mariastella Gelmini (che tra l'altro sta, con un tempismo straordinario, varando un programma di riforma dell'Università). Ha fatto benissimo Sandro Biasotti ad esserci ed è curioso, davvero, che non ci fosse l'ingegner Claudio Burlando, forse professionalmente quello più a suo agio (quindi non come «Governatore della Liguria», almeno in questa circostanza). Una rassegna come quella del Festival della Scienza ha sicuramente una ricaduta positiva sui giovani in materia di orientamento agli studi (secondari superiori e universitari). Credo però che il problema sia comunque un altro ed è quello dello stato dell'attuale rapporto (nel senso dell'esistenza e delle prospettive di reciproca collaborazione) fra le attività economiche private e la ricerca scientifica e tecnologica universitaria. Dunque in sostanza ciò che si viene concretamente costruendo giorno per giorno (o si è già costruito e si viene tutt'oggi perpetuando come una colonizzazione del futuro già in atto). L'obbiettivo non può che essere il potenziamento reciproco fra attività economiche e scienza e tecnica su scala regionale (un po' come siamo ormai costretti a pensare il sistema dei porti liguri, sia quelli commerciali sia quelli turistici). In questo senso la politica può sviluppare una serie di mediazioni benefiche capaci di investire anche la riorganizzazione professionale delle scuole tecnico-scientifiche anche nel livello superiore a quello dei licei (quindi universitario in relazione alle problematiche tecnologiche). Genova e la Liguria possono in questo senso costituirsi come un vero e proprio laboratorio volto a stimolare l'attuazione di quel modello di sviluppo di cui Lei, direttore, parla. Resta pur sempre il problema generale, i cui termini, sovente, non appaiono del tutto chiari per quanto attiene l'impiego di risorse pubbliche e private da destinare in proposito, in relazione agli obbiettivi che s'intendono perseguire. È qui che la «politica» dovrebbe essere in grado di agire proficuamente e meritare la «P» maiuscola qualora la sua opera fosse coronata da successo. Direi quindi che il nodo autentico sia nello stato dei rapporti fra attività economica privata e Università degli Studi, nelle sinergie effettivamente operanti, in quelle che non riescono a realizzarsi e in quelle che si spera abbiano un qualche futuro. L'attività economica privata (nei diversi specifici settori) e l'università debbono integrarsi reciprocamente secondo tutti i progetti che ravvisano di poter effettivamente attuare a beneficio reciproco e della nostra regione. L'università non può essere un arcipelago autoreferenziale, né le attività economiche possono scaricare in toto il problema dei fondi sulle sole risorse pubbliche. E' proprio la «politica» che deve moderare le divergenze e realizzare le convergenze ma è anche il buon senso degli industriali e dei docenti delle diverse facoltà che deve muovere a forme di integrazione che agevolino i 'politici' di adeguato ingegno, desiderosi di risollevare le sorti dell'economia regionale che appaiono sempre in una condizione non florida (come la si desidererebbe).
L'ottimo Andrea Macco è venuto scrivendo articoli significativi sul Festival della Scienza (a testimonianza della sua specializzazione in merito). Volendo, il Giornale, attraverso la sua penna e quella di altri attenti allo sviluppo tecnologico-scientifico, potrebbe monitorare ulteriormente, a scadenze precise, la situazione ben oltre la già citata, prestigiosa rassegna per le scuole che va sotto il nome di Festival della Scienza.