«Adesso serve una legge con parametri oggettivi»

«C’è un vuoto legislativo che crea scontro nell’opinione pubblica. Il punto è definire la linea che separa la vita e la morte»

In seimila giorni neanche una variazione. Eluana è rimasta sempre lì; uguale al giorno prima e a quello dopo. Uno strazio vedere un corpo per 16 anni nello stesso letto. Non un movimento, non uno sguardo. La mamma è morta di dolore. Il padre sempre a lottare. Prima per la vita della sua ragazza, poi per la morte, ora contro chi lo accusa di volerla uccidere. «Occorre una legge subito e bisogna portare la questione in parlamento». L’onorevole Umberto Scapagnini è netto. Lui parla da medico e da parlamentare e riesce a vedere il caso da una doppia angolazione.
Una sentenza che sta facendo scandalo.
«Ecco il punto è proprio questo. Non bisogna lasciare i giudici soli. Questo è ingiusto per la famiglia e per uno Stato civile. Mi sembra indicativo che lo stesso anestesista che all’inizio ha lottato per la vita di Eluana ora si è offerto per aiutarla a morire. Questo è un tema che non può essere dimenticato dal legislatore, perché coinvolge l’etica, l’istinto di sopravvivenza, la scienza, la tecnica».
Onorevole Scapagnini come risolvere questo vuoto legislativo che esiste in Italia?
«Purtroppo in Italia manca totalmente una legislazione in materia. È ora di intervenire, e per farlo occorre creare parametri oggettivi e valori obbiettivi che consentano ai giudici di poter emettere sentenza sulla base di tali linee».
Cosa significa vita?
«Nessuno scienziato, nessun medico è in grado di tracciare una separazione tra la vita e la morte. Impossibile definire lo stato di deconnessione di un essere umano. Ma generalmente dopo un coma di 3, 4 anni si parla di irreversibilità. Certo, poi ci sono i casi miracolosi, ma vanno a parte».
Cosa succede negli altri Paesi?
«Negli Stati Uniti c’è da sempre un atteggiamento più pragmatico. Hanno affrontato il tema da molto tempo. Esiste addirittura una rivista scientifica, Thanatos, che si occupa di definire i parametri vitali. Il grande vuoto della legge italiana è proprio questo: al momento è vietato definire parametri oggettivi».
Che conseguenze provocherebbe non affrontare la situazione?
«In questi giorni stiamo assistendo allo scontro di opinioni tra le posizioni più tradizionali e quelle progressiste. I familiari delle vittime devono in qualche modo essere tutelati dal processo mediatico. È una sofferenza gratutita che si va ad aggiungere ad un dramma già enorme».
Cosa pensa del testamento biologico?
«Non si può decidere preventivamente. Personalmente sono sfavorevole. Potrebbe diventare un alibi per non combattere la malattia. Posso parlare personalmente. Ho lottato e vinto la battaglia contro il cancro con una volontà di ferro. Ho visto intorno persone che si sono lasciate andare. In questo senso il testamento biologico potrebbe essere uno strumento pericoloso per la tutela della vita».