Adottare un bambino straniero: pane, amore e 14mila euro

Un’indagine dei matrimonialisti italiani ha calcolato le spese per completare le pratiche all’estero: pesano burocrazia, viaggi e spese legali. Fenomeno in crescita: Italia decima in Europa <br />

Anche la solidarietà ha un costo. E i figli un prezzo. Prima ancora di provvedere alla loro crescita. Testimonianza dell’associazione matrimonialisti italiani: adottare un bambino straniero per le coppie italiane si traduce in un impegno economico quantificabile tra i 6mila e i 14mila euro, a seconda dei Paesi di provenienza. Le adozioni internazionali possono essere concluse esclusivamente tramite 64 enti autorizzati dalla Commissione competente del Consiglio dei ministri. Un modo per governare il fenomeno delle ricerche «fai da te», assolutamente vietate dalla legge, oceano in cui si muovono le organizzazioni criminali dello sfruttamento.

Cosa incide. «A pesare sui costi della burocrazia sono i viaggi nei posti d’origine dei minori, che possono protrarsi per settimane fino alla conclusione dell’iter; i servizi forniti dagli interpreti; ma soprattutto le spese legali vigenti all’estero. Conferma l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dei matrimonialisti: «In ogni caso, in Italia le adozioni stanno aumentando. Nel 2007 sono state 3.420, quando nel 2006 furono 3.188. Da sottolineare, poi, che nel periodo tra il 1994 e il 2005 non avevano mai superato il tetto delle 2.800». Numeri a parte, il nostro paese è al decimo posto nella graduatoria delle richieste per ogni 100mila abitanti. In Europa primeggiano Spagna, Svezia e Irlanda.

L’identikit. Chi adotta un bambino sono prevalentemente genitori di età compresa tra i 42 anni dei mariti e i 37 delle moglie, con livelli di istruzione medio-alti e un lavoro stabile. La regione italiana con più pratiche andate a buon fine è la Liguria (35 ogni 100mila abitanti), seguita da Toscana e Veneto, Trend che vede premiato il Centro Nord rispetto al Sud. Quanto alle città, Milano è in testa (14,6%), poi la sorpresa Bolzano (11,4%), Roma e Firenze (8,5%). In coda la Sardegna con Cagliari e Sassari (entrambe l’1%). Spesso i piccoli già a un anno trovano una nuova famiglia da noi. Vengono dall’Est (Russia, Ucraina e Vietnam in particolare), oppure dal Sudamerica (Colombia, Brasile). In crescita le adozioni dall’Africa, con l’Etiopia a guidare la classifica delle provenienze, in questo caso l’iter si allunga e si arriva ai 4 anni per l’effettivo trasferimento con la famiglia adottiva. In generale, per oltre il 57 per cento, a essere accolti sono più i maschi che le femmine.

Semplificare la vita. «L’adozione non può essere un privilegio d’élite. Occorre ridurre le lungaggini specie nella prima fase, quella in cui si valuta l’idoneità della coppia», suggerisce una nota dell’associazione. «E poi vanno eliminati i costi per chi decide di donare un futuro a bambini sfortunati, magari con lo Stato in prima linea ad affrontarli». Ecco il paradosso: «Qui da noi è previsto il gratuito patrocinio per i criminali, intanto uomini e donne desiderosi di diventare genitori vengono lasciati soli con se stessi».