Adozione, quando avere un figlio diventa un lusso

Federica Artina

Adozione: un gesto gratuito, spontaneo, d’amore. Ma anche un lusso, almeno in Italia dove si traduce in un dispendio di tempo e denaro non indifferente. Procedure farraginose, e un valzer di test, moduli e corsi per arrivare finalmente ad ottenere l’affidamento di un minore, quasi sempre straniero. I bambini adottabili italiani, infatti, sono molto pochi, e la possibilità che la famiglia d’origine si rifaccia viva è molto alto. Così negli ultimi anni si è verificato nel nostro Paese un vero e proprio boom di richieste di adozioni internazionali. Dal 2001 al 2004 sono entrati nel nostro Paese 9083 bambini adottati, di cui 3398 solo nel 2004. Altrettanto impressionanti sono però le cifre che riguardano i costi e i tempi dell’adozione: una pratica costa in media dodicimila euro (in media però) e tenere impegnati i genitori in un tour de force di almeno un anno.
Le pratiche

Si parte con il compilare una dichiarazione di disponibilità presso il tribunale dei Minori della propria circoscrizione, che viene poi trasmesso ai servizi sociali: entro i successivi quattro mesi gli assistenti sociali provvedono a valutare le potenzialità genitoriali della coppia. La relazione finisce poi nelle mani di un giudice che, entro altri due mesi, rilascia il sospirato decreto di idoneità. È solo a questo punto che i genitori possono affidarsi, obbligatoriamente, a un Ente Autorizzato che li assista nella ricerca del minore adottabile. La legge infatti prevede che ogni coppia sia affiancata da un’Associazione, riconosciuta e autorizzata dalla Commissione Adozioni, che ha la funzione di seguire i coniugi, formarli al loro ruolo di futuri genitori, svolgere le pratiche necessarie per tutta la procedura e fornire assistenza alla nuova famiglia anche nel primo periodo post-adozione in Italia.
Solo quando l’Ente rintraccia un bambino adatto alla coppia avviene l’incontro nel Paese di origine del minore. Qui i coniugi sono assistiti da emissari locali dell’Ente che li affiancano anche durante i primi incontri con il bambino, per verificare l’affiatamento che si instaura tra il minore e la sua nuova potenziale famiglia. Solo una volta accertata la compatibilità, il bambino viene autorizzato a lasciare il suo Paese insieme ai nuovi genitori, per entrare in Italia come cittadino a tutti gli effetti. Anche se dovrà sottoporsi ad accertamenti periodici.
Corsi ed esborsi

«Un processo forse un po’ lungo ma assolutamente necessario» assicura Marta Moretti, responsabile delle adozioni internazionali di Ai.Bi., uno degli Enti autorizzati dal ministero. «Il nostro primo e principale interesse - spiega - è quello di trovare la soluzione migliore per il bambino, e non quello di accontentare i genitori». Una soluzione che, per la coppia, si rivela oltremodo dispendiosa. Il percorso inizia con 260 euro per i corsi di formazione, «una serie di incontri obbligatori per chi decide di farsi assistere dal nostro Ente» spiega ancora la dottoressa Moretti. «È in questa fase che l’Associazione e i genitori si conoscono bilateralmente. Il nostro mestiere è molto delicato: noi affidiamo il futuro di un bambino nelle mani di due genitori a lui estranei. È naturale che vogliamo a tutti i costi che le nostre richieste e le caratteristiche della coppia adottante collimino perfettamente». Se si risulta idonei anche per i canoni dell’Ente, è il momento di sborsare i successivi 3500 euro per la parte italiana della pratica, «una serie di servizi espletati qui in patria, come la consulenza legale e notarile, la preparazione specifica per la coppia e l’accompagnamento psicologico per l’abbinamento». Siamo a quota 3760 euro, e solo per l’avviamento della pratica. Poi, nel momento in cui l’Ente individua il potenziale bambino adottabile dalla coppia. i genitori partono - a loro spese - per il Paese d’origine del bimbo, «dove trovano i nostri emissari locali, che li accompagnano all’incontro con il minore e li assistono, legalmente e psicologicamente, fino alla loro partenza». E qui i costi sono fissi, stabiliti dalle leggi di ogni nazione. Si parte dai 3080 euro della Romania per arrivare ai 5750 della Bulgaria. Senza contare, naturalmente, le spese che i genitori devono sostenere per trattenersi durante il periodo di verifica dell’abbinamento: dai sette giorni previsti in Ucraina ai quaranta richiesti per adottare un bimbo brasiliano. Poi, finalmente, si torna in Italia con il bambino, ma la pratica non è ancora finita. «Una volta tornati a casa inizia la parte più difficile, quella dell’ambientamento. Dobbiamo tenere presente che il bambino viene sradicato dal suo ambiente per essere immerso in una cultura diversa dalla sua e per di più in una famiglia a lui estranea. Per questo pretendiamo che i genitori si sottopongano alla nostra assistenza anche nel post-adozione». Il che significa altri soldi, fino a 600 euro.
I freni della legge

«Adottare purtroppo costa ancora tantissimo - ammette la dottoressa Moretti - ma il gioco vale la candela. Per assicurare la massima legalità e tutelare la scelta che noi facciamo per il minore questi costi sono assolutamente necessari». Un po’ meno necessario, forse, il fatto che la procedura vada ripetuta ogni volta che una famiglia, già risultata idonea, voglia adottare un altro figlio. Il ministro per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo ha messo a punto un disegno di legge, già approvato in primavera dal governo, che permetterà di snellire e sveltire i percorsi dell’adozione, soprattutto in territorio straniero. Un gesto che il presidente di Ai.Bi. Marco Griffini condivide e sostiene, invocando il principio base di un gesto che «è un valido strumento per affrontare l’emergenza umanitaria dell’abbandono di cui si conosce solo la punta dell’iceberg».
(1. Continua)