Adozioni per single e gay L’Europa pronta a dire sì

Un bambino con solo una mamma, oppure con un solo papà. Oppure con due mamme o due papà. Lo scenario familiare potrebbe essere decisamente stravolto, tempo qualche mese. In Italia come nel resto d’Europa. Anche i single e persino le coppie dello stesso sesso, infatti, potranno metter su famiglia adottando un bambino a differenza di quanto avviene oggi dove solo le coppie sposate da più di tre anni possono fare richiesta di adozione.
La decisione piove dall’alto. È il Consiglio d’Europa che impone a tutti i Paesi membri di adeguarsi al nuovo testo della Convenzione europea sull’adozione di minori che verrà approvato a maggio. In sostanza gli Stati europei che ratificheranno il documento senza riserve dovranno modificare le loro leggi nazionali per adattarle a questi nuovi principi. Obbligatoriamente. Maud de Boer-Buquicchio, vicesegretario generale del Consiglio d'Europa usa già toni perentori: «Quello dei single è un diritto pieno, e gli Stati saranno obbligati a modificare le loro leggi». I motivi di questa storica svolta? Svecchiare una normativa datata. «La Convenzione attualmente in vigore risale al 1967 – spiega il vice segretario - dopo quarant'anni bisognava tener conto dei cambiamenti che si sono verificati all'interno della società. Per questo la nuova Convenzione estende la possibilità di adottare anche ai single e alle coppie eterosessuali non sposate».
Questo scenario, ancora non definitivo, ha già fatto saltare dalla sedia, politici, esperti e tutti coloro che pensano sia necessaria, per l’equilibrio di un bambino, la presenza di genitori, due, e di sesso opposto. E proprio perché l’argomento è delicatissimo il Consiglio d’Europa fa dei distinguo. I single potranno adottare senza eccezioni, così come le coppie di fatto. Quelle gay, forse: dipenderà dai singoli Stati membri. Le regole non saranno prescrittive: «La Convenzione apre questa possibilità, ma la lascia a discrezione del singolo Stato», spiega la de Boer-Buquicchio. Il documento, spiegano fonti interne al Consiglio d’Europa, offre ai singoli Stati tutte le possibilità, lasciando però loro anche la libertà di non aderire integralmente alle linee guida: sulla possibilità di dare il diritto di adozione anche ai single e alle coppie conviventi, infatti, il singolo Stato può «riservarsi», decidendo di ratificare la Convenzione non nella sua interezza, ma con la riserva su una di queste due opzioni o su entrambe.
La battaglia normativa è quindi solo al suo esordio ma le reazioni di esperti e politici si sono già scatenate. Secondo Maria Luisa De Natale docente di Pedagogia generale all’Università Cattolica le nuove regole sono contrarie alla Convenzione Onu sui diritti dei minori che stabilisce che ogni bambino ha diritto alla famiglia e la famiglia è solo quella eterosessuale unita dal vincolo del matrimonio». Il single? «Non è una famiglia, in quanto non è coppia: è da solo. L’affidamento, che già è contemplato, va bene. Ma il ruolo paterno e materno sono di un uomo e di una donna, la funzione può essere delegata, ma solo in via transitoria». Sulle coppie gay la docente è categorica: «Non se ne parla, viene a mancare ogni presupposto di famiglia e si nega il processo di identificazione padre-madre, uomo-donna indispensabile per lo sviluppo psichico ed educativo del bambino».
Loredana Petrone docente di medicina sociale all’Università La Sapienza ricorda: «Anche in una famiglia naturale si verificano situazioni di monogenitorialità nel quotidiano per cause impreviste come la morte di un genitore o il divorzio». In ogni caso, la sua esperienza concreta prova che «i single sono stati degli ottimi riferimenti familiari per i bambini a loro affidati» quindi «attendibili anche come genitori adottivi». Perplessità invece arriva per le coppie gay, perché «è molto importante per il bambino la presenza di un maschile e femminile a livello familiare».