Affari rossi, le mani dei Ds sulle intercettazioni I business molto sospetti di D’Alema & Co

L’interrogatorio di un manager indagato per bancarotta fa tremare i
democratici: "In cambio di appalti il suo socio Morichini voleva soldi
per il partito e la Fondazione". La mappa degli interessi spaziava dal sistema dal sistema di "ascolto" delle procure  alla sanità

Gian Marco Chiocci - Patrica Tagliaferri

Le mani dei Ds sulle intercettazioni, sugli appalti della sanità nelle regioni rosse, e poi il business dell’energia, dell’agricoltura, delle telecomunicazioni. La connection con Finmeccanica, per il tramite del braccio destro di Massimo D’Alema, Vincenzo Morichini. Gli incontri e i pranzi elettorali con l’ex premier coi baffi, oggi responsabile del Copasir. Il ruolo del cugino di D’Alema. Per non parlare dei finanziamenti sospetti e le presunte false fatturazioni alla Fondazione Italianeuropei, di cui D’Alema è presidente, al centro degli accertamenti dei pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini che sono incappati in questa vicenda di lobby trasversali, false fatturazioni e presunti finanziamenti illeciti lavorando sulla bancarotta da 12 milioni di euro di Agile (ex Eutelia), una controllata del colosso Omega. L’interrogatorio dell’imprenditore ternano, Pio Piccini, già arrestato nel luglio del 2010 per bancarotta fraudolenta in concorso, fa tremare anche i vertici di quel Pd destinatari di una percentuale sugli affari andati in porto grazie all’intermediazione di Morichini che si sarebbe mosso in nome e per conto di D’Alema.

«TI POSSO AIUTARE A PRENDERE APPALTI»
Un filone battuto dai magistrati romani in tandem con il pm milanese Greco, che infatti ha partecipato all’interrogatorio di Piccini del 15 settembre 2010. Tutto ruota intorno a Morichini, nome noto alle cronache per l’inchiesta a luci rosse sull’entourage di D’Alema e per essere stato il suo socio sulla barca Ikarus. «Come l’ho conosciuto? Quando ancora lavorava nella assicurazioni, all’Ina. Lui mi propose un rapporto, diciamo diretto, come consulente dal punto di vista delle relazioni/faccendiere per poter gestire tutta una serie di rapporti nel mondo romano, principalmente legato a società come Finmeccanica o pubbliche e con la possibilità, avendo io parlato dei progetti che mi stavano molto a cuore nella sanità, della possibilità di estenderli nelle regioni dove vi fosse stata una guida Pd essendo lui molto vicino a D’Alema».

«ITALIANIEUROPEI» SENZA FATTURA
E ancora. «Mi disse che mi poteva aiutare, se mi interessavano determinati rapporti (...). La prima cosa che mi chiese fu di dare un contributo di 15mila euro alla Fondazione cosa che poi noi facemmo come Omega». Ma di fatture non c’è traccia. Solo una «dichiarazione» per ricevuta. «E poi Morichini parlando mi disse che aveva ottimi rapporti con Finmeccanica. E così è cominciata l’operazione». Quale operazione? Quella sulla gestione unica di tutto il sistema delle intercettazioni delle procure voluto dal ministero della Giustizia che tanto interessava Finmeccanica e che si sarebbe dovuta concretizzare, senza appalto, a trattativa segreta.

LA STECCA DA DIVIDERE COL PARTITO
Come contropartita, ad affare concluso, Morichini avrebbe reclamato una percentuale consistente. Piccini precisa: «Lui mi chiese di consolidare un rapporto di consulenza con la sua Società di Business, pretese 2.500 euro al mese per la prestazione e un contratto a parte per una percentuale che mi sembra un po’ più del 5 per cento, il 5,5, sull’eventuale progetto delle intercettazioni nel momento in cui fosse andato a buon fine». Percentuali da spartirsi anche con il Pd e la Fondazione di D’Alema, aggiunge l’imprenditore: «Il discorso sulle percentuali prevedeva poi che io lo dirottassi sulla sua Sdb e nel caso in cui le operazioni fossero andate a buon fine le percentuali sarebbero servite in parte per coprire Sdb, in parte per coprire Fondazione Italianieuropei, in parte il partito». Dopo aver stipulato il contratto con Morichini l’operazione prende il volo.

«TI PRESENTO GUARGUAGLINI» GLI INCONTRI CON MASSIMO
«Ci attiviamo con Finmeccanica, viene fatto l’incontro col presidente Pierfrancesco Guarguaglini (...) il quale ci disse che la pratica con il ministero della Giustizia era in fase di definizione». Di lì a poco la società di Piccini stipula un accordo quadro con Selex, società di Finmeccanica incaricata di seguire il progetto-intercettazioni, guidata da Sabatino Stornelli. E veniamo a Massimo D’Alema. Piccini riferisce di averlo incontrato «un paio di volte». Che poi, nel corso dell’interrogatorio, crescono di numero.

LE RACCOMANDAZIONI NELLE REGIONI ROSSE
Il pm gli chiede chi gli avesse dato la garanzia che Morichini fosse una persona che contasse nel partito. «Me la diede facendomi incontrare anche il presidente D’Alema con il quale avevo un rapporto formale, mentre Morichini ce l’aveva totalmente amichevole. Non parlammo di nulla....». Il magistrato non gradisce la risposta a metà, e con sarcasmo domanda se tante volte, tra una chiacchiera e l’altra, gli avesse «piazzato un progetto di information tecnology sulla vela». Risposta a sorpresa: «A D’Alema no, perché l’avevo dato a Morichini». Ma quante sono le volte che incontrò D’Alema? «Una volta in fondazione, una volta in un ristorante vicino piazza Navona, un’altra nella Marche ad un pranzo elettorale per le amministrative, un’altra a Foligno». Nell’unico incontro con Guarguaglini l’imprenditore ricorda di aver sentito Morichini porgere al numero uno di Finmeccanica «i saluti del presidente D’Alema».

IL CUGINO DI BAFFINO E I SOLDI A UMBRIA JAZZ
Il cugino di D’Alema, Massimo Bologna, viene evocato da Piccini nel faccia a faccia coi pm quale responsabile amministrativo della Sdb. Il link col parente di D’Alema porta Piccini a parlare del business nelle regioni a guida Pd. Morichini lo aiuta anche nei suoi interessi per la sanità. Lo introduce ai vertici della Regione Umbria. Gli presenta Adolfo Orsini, ex sindaco di Perugia, tutti i direttori generali delle Asl e degli ospedali che così vengono a conoscenza dei suoi progetti di sistema. Poi, sempre attraverso Sdb, sonda una sortita nel campo dell’agricoltura e ottiene un contatto col segretario del presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. «Mi viene mandata la richiesta di 20mila euro per sponsorizzare Umbria Jazz», ma non se ne farà niente perché Piccini finisce dentro.