Afghanistan, la voce di una ragazza fa infuriare i talebani: immorale

Lima Sahar, 18 anni, è la prima donna finalista del San Remo locale. Per farla vedere in tv la compagnia elettrica costretta a portare la luce ovunque e l'intero Paese si paralizza

Non sarà una bellezza da togliere il respiro, e per di più canta piagnucolosi sonetti stile anni cinquanta, ma Lima Sahar è ormai diventata il sogno degli uomini afghani. Il programma televisivo che le ha dato il successo, e dieci milioni di telespettatori, si chiama Afghan star. È un concorso canoro moderno, sullo stile di Mtv, che ha dato una scossa al medievale Afghanistan, una Sanremo per volti nuovi. Domani sera è in programma la finale: in gara due uomini ed una donna, la giovane Lima, che sul sito del programma sostiene di avere 18 anni. Forse ne ha qualcuno di più, dato che in Afghanistan non esiste l’anagrafe e pochi sanno la loro data certa di nascita. Però ha coraggio da vendere, tenendo conto che vive sotto scorta a causa delle minacce di morte degli estremisti islamici. Per i talebani e i loro amici una donna, seppure con un velo che le copre il capo, non deve comparire in tv, tantomeno cantare. L’oltraggio ai barbuti islamisti è doppio, tenendo conto che Lima è pasthun, il serbatoio etnico dei talebani.
Afghan star è un programma di Tolo tv, il canale privato fondato dai fratelli Mohseni fuggiti in Australia e Inghilterra durante l’invasione sovietica, dove hanno fatto i soldi, per poi tornare in patria dopo il crollo del regime talebano. Religiosi e tradizionalisti si strappano il turbante appellandosi al presidente afghano, Hamid Karzai, per censurare la televisione troppo moderna. Il consiglio degli ulema, i religiosi islamici, odia l’emittente. Secondo gli ulema «Afghan star incoraggia l’immoralità e viola la Sharia», la dura legge del Corano. Milioni di afghani non la pensano così e ogni venerdì sera si incollano allo schermo per seguire il concorso canoro alla sua terza edizione. Il fenomeno è proprio Lima, prima donna ad arrivare in finale, che ha attirato con la sua storia e i suoi atteggiamenti, l’adorazione divistica dei telespettatori. Nella conferenza stampa per la finale, assediata dai cacciatori di autografi ha esordito promettendo che se vincerà e diventerà ricca donerà i soldi ai poveri.
La giovane è nata in un misero villaggio vicino a Kandahar, l’ex capitale dei talebani. La sua casa è in fango e paglia, come la maggior parte delle abitazioni rurali in Afghanistan. Lavorava come domestica, per non dire serva, presso un ex comandante dei mujaheddin. E guadagnava 2 dollari al giorno. «Il mio solo desiderio è diventare una cantante. Adesso Allah mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno», giura in un video. Il suo nome è dolce, vuol dire giaggiolo, ma dall’inizio del concorso in poi ha vissuto momenti duri. Le minacce di morte si sono sprecate. Stava per ritirarsi, quando il governatore di Kandahar le ha garantito delle guardie del corpo. Sul palco veste gli abiti tradizionali della sua etnia che coprono tutto il corpo, ma con colori vivaci come rosso, blu, e verde. Al posto del burqa si copre la testa con un sottile velo azzurro. Minuta e timida parla solo il pasthu, una delle due lingue ufficiali. Non sa scrivere e legge a malapena. Si è fatta strada fra duemila aspiranti selezionati in tutto l’Afghanistan. Ora si giocherà tutto nella finale. L’attesa è talmente grande che la compagnia elettrica ha dovuto garantire ufficialmente che non ci saranno gli usuali black out a interrompere la fornitura di corrente.
Un tempo la polizia religiosa sequestrava i televisori. Molti afghani li hanno seppelliti in giardino attendendo tempi migliori. Oggi la gente guarda Afghan star e dimentica la guerra. Il conduttore Daud Sedeqi, ex riparatore di tv, ha spiegato che «questo programma e la sua musica sono un rimedio psicologico per il nostro popolo e un simbolo di unità per l’Afghanistan».