Agricoltori in rivolta bloccano mezza Italia

Chiuse per ore la A14 e la A16 in provincia di Foggia, proteste anche nel Barese. Tensione tra manifestanti e automobilisti. Fermati anche 20 treni

Nino Materi

Due autostrade - la A14 (Bari-Napoli) e la A16 (Bari Pescara) - chiuse per 12 ore; la statale 16 bis Adriatica semiparalizzata all’altezza di Cerignola, in provincia di Foggia; traffico bloccato lungo le principali arterie del Mezzogiorno; migliaia di automobilisti ai limiti dell’esasperazione. Tutto per la protesta di una manciata di viticoltori e produttori di pomodori che, per far valere le loro legittime ragioni, sono ricorsi al più illegittimo degli strumenti: l’occupazione della strada e il blocco della circolazione.
A pagarne le conseguenze - come avviene sempre in questi casi - non sono state le istituzioni che gli agricoltori ritengono responsabili per i loro mancati guadagni, bensì altri lavoratori costretti per 12 ore (dalla notte dell’altroieri fino alla mattinata di ieri) a bivaccare in Tir e furgoni, attendendo che i «signori dei picchetti» si decidesso a rimuovere le barricate; stessa sorte per i tantissimi vacanzieri di ritorno dalle ferie con in macchina bambini e vecchi cui non è stato risparmiato lo stillicidio di una drammatica sosta forzata. «Siamo stati abbandonati senza cibo e senza acqua, completamente in balìa degli eventi. Solo all’alba, dopo una notte di inferno, abbiamo visto i primi uomini in divisa». Un clima di tensione che in alcuni momenti a rischiato di degenerare in rissa.
Disagi pesanti durante la notte anche per diverse migliaia di passeggeri dei 20 treni - otto provenienti dalla Puglia e diretti a Nord e 12 diretti in Puglia - bloccati fino a ieri mattina alle 7 dagli agricoltori ribelli nelle stazioni di Bari e Foggia.
Ma torniamo al blocco autostradale. La situazione è parzialmente migliorata intorno alle 11, dopo un vertice alla prefettura di Foggia cui ha partecipato una delegazione di agricoltori: gli stessi che poi si sono decisi a rimuovere i blocchi, liberando gli automobilisti ai quali era stato impedito fisicamente di proseguire il viaggio.
Ma si è trattato di una tregua apparente. Dopo poche ore, infatti, il sit-in con cassette di frutta usate come barriere si è spostato nel Barese, sulla strada statale 93, tra Barletta e Canosa, dove per tutta la sera alcuni mezzi agricoli hanno impedito la circolazione degli automezzi. Anche in questo caso protesta congiunta da parte di viticoltori e produttori di pomodoro. I motivi del malcontento? I viticoltori pongono il problema della quantità di mosto da destinare alla «distillazione di crisi» individuata per fronteggiare la situazione di estrema difficoltà che ha colpito il settore; i produttori di pomodoro ritengono insufficienti le misure indicate dal ministero all’Agricoltura per far fronte alla crisi che investe il loro settore.
La proposta di ricorrere alla «distillazione di crisi» era stata individuata dal ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, che più volte aveva espresso l’intenzione di rivolgersi all’Unione Europea per chiedere la distillazione di quattro milioni di ettolitri di mosto. La «distillazione di crisi» consentirebbe alle cantine di disfarsi del mosto prodotto lo scorso anno e ancora stoccato nei silos: in questo modo le cantine potrebbero acquistare nuovo mosto e avviare la campagna dell’uva. Quattro milioni di ettolitri sono però stati giudicati troppo pochi dalle cantine, che chiedono invece lo smaltimento di 10 milioni di ettolitri di mosto. Per quanto riguarda invece la protesta dei produttori di pomodoro del Foggiano, questi manifestano principalmente perché il prodotto è stato richiesto ma non ritirato interamente dalle industrie. Il ministro Alemanno aveva chiesto alle industrie «un forte impegno a ritirare il prodotto» e aveva annunciato, tra l’altro, un «piano di controlli molto più stringenti per evitare truffe, imbrogli, importazioni di prodotto cinese e straniero che alterano il mercato».
Ieri sera, almeno per quanto riguarda la vertenza dei viticoltori, è stato trovato un accordo: un patto firmato a spese di migliaia di automobilisti tornati a casa dopo un incubo durato 12 ore.