Agricoltura bio vs tradizionale: il gap di produttività si riduce

Una ricerca della University of California Berkeley evidenzia che la resa delle coltivazioni senza pesticidi sarebbe inferiore solo del 19,5% rispetto alle colture standard. E il divario è destinato a ridursi ulteriormente. In Italia il consumo di prodotti biologici è cresciuto del 17% nei primi sei mesi del 2014

L'ascesa del «bio» ormai è un tema di grande interesse. Domani sera anche «Report», il programma di inchieste di Milena Gabanelli su Rai3, dedicherà la puntata a questo fenomeno in un'ottica che si preannuncia critica e le polemiche, quasi certamente, non mancheranno. In Europa negli ultimi 10 anni la richiesta di prodotti biologici è quadruplicata, in Italia nel 2014 il settore ha fatto registrare un aumento a doppia cifra: nei primi sei mesi dell'anno i consumi sono aumentati del 17%, nonostante la crisi e il costo più elevato rispetto ai prodotti tradizionali.
Ma la notizia che arriva dalla University of California Berkeley, che ha messo insieme i risultati di 115 studi in materia, è un'altra: l'agricoltura biologica sarebbe molto più produttiva di quanto pensato. Le coltivazioni senza pesticidi, in media, sono il 19,2% inferiori rispetto alle colture tradizionali, una differenza molto minore di quanto si riteneva in precedenza. Il divario potrebbe persino essere persino inferiore. Secondo i ricercatori, può accadere in un immediato futuro ricorrendo ad alcune tecniche: la coltivazione multipla (ossia più colture contemporaneamente nello stesso terreno) è in grado di ridurre il divario al 9%, mentre la rotazione delle colture all'8%.
Non ci sarebbero affatto discrepanze tra biologico e tradizionale, ad esempio, nelle coltivazioni di legumi, come fagioli, piselli e lenticchie.
«Il nostro studio - spiega Lauren Ponisio, tra gli autori della ricerca - sottolinea che attraverso gli investimenti adeguati nell'agroecologia», «la differenza nei raccolti potrebbe essere ridotta o persino eliminata in alcune coltivazioni o regioni».
Un altro luogo comune è che l'agricoltura biologica non possa produrre abbastanza cibo per sfamare il pianeta. «Aumentare la proporzione di agricoltura che utilizza metodi sostenibili e biologici non è una scelta, ma una necessità», sostiene Claire Kremen, docente a Berkeley e tra i firmatari della ricerca. «Non possiamo continuare a produrre cibo in futuro senza prenderci cura del nostro suolo, dell'acqua e della biodiversità».
Temi fondamentali anche in vista dell'appuntamento di Expo2015 a Milano, che avrà al centro - ricordiamolo - la tematica «Nutrire il pianeta, energia per la vita».