Aiutare l'Irlanda: perché all'Italia conviene

Il soccorso all’ex tigre celtica prevede un prestito al 5% che il Tesoro finanzierà con l’emissione di Bot per 8,3 miliardi di euro (tasso del 3%). Il guadagno per le nostre casse sarà quindi di 400 milioni in tre anni. Ma il debito pubblico si appesantirà<br />

L’Irlanda avrà un mega pre­stito di 80-90 miliardi in tre an­ni, per metà dal Fondo euro­peo di stabilizzazione finanzia­ria dell’area euro e per il resto dal Fondo monetario e dagli in­glesi, al tasso annuo del 5%. Il Fondo europeo di stabilizzazio­ne è finanziato dagli Stati del­l’euro. L’Italia vi contribuisce con il 18,4%, la percentuale del­la sua quota di partecipazione al capitale della Banca centrale europea, la Bce. Perciò sui 45 forniti dal Fondo europeo all’Ir­landa, la parte italiana è di 8,3 miliardi. Essi non vanno a fare parte del nostro deficit, nei tre anni in cui saranno erogati, per­ché si tratta di un prestito del Tesoro, che ha come debitore il Fondo europeo, a sua volta creditore dell’Irlanda. Dun­que, si tratta di un prestito pri­vo di rischio, non di una spesa pubblica effettiva. E il Tesoro non finanzia questo prestito a carico del contribuente, ma emettendo debito pubblico, in tre quote annue di 2,76 miliar­di.

Attualmente il tasso dei Bot a cinque anni è il 3%. Sicché sulla tranche che verrà emessa que­st’a­nno di 2,76 miliardi il contri­buente avrà un guadagno del 2%, pari 165 milioni nel trien­nio. Nel 2011, la nuova emissio­ne di Bot avrà probabilmente lo stesso tasso e il contribuente otterrà il medesimo guadagno. È prevedibile che entro il 2012 la Bce abbia aumentato il suo tasso di interesse e che i nostri Bot abbiano un saggio del 3,3-3,5%. Nel complesso il con­tribuente italiano, in questa operazione, guadagnerà 400 milioni in tre anni. L’Italia è il Paese europeo con il più alto rapporto tra debito pubblico e Pil, il 115,5%, ma ha una finan­za solida e i tassi sul suo debito sono notevolmente minori a quelli offerti all’Irlanda,con un prestito che, per essa, è di gran­de favore, rispetto a quelli che potrebbe piazzare sul merca­to. Come ha detto Giulio Tre­monti, l’Italia non fa parte dei malati finanziari, ma dei medi­ci che forniscono le terapie (con parcella dilazionata ratea­le).

C’è un rovescio della meda­glia, costituito dal fatto che gli 8,3 miliardi che prestiamo al­l’Irlanda, emettendo Bot, van­no ad aggiungersi al nostro de­bito pubblico, aumentandolo dello 0,5 rispetto al Pil. E ciò s’aggiunge al fatto che abbia­mo già sottoscritto il 18,4% del prestito degli Stati dell’euro zo­na alla Grecia, per 80 miliardi in tre anni. La quota italiana è di 14,7 miliardi di cui 5,5 que­st’anno. Anche essi non fanno parte del deficit, ma del debito. Il cittadino italiano si p uò do­man­dare a che cosa serva que­sta nostra azione di «croce ros­sa » finanziaria europea. La ri­posta è che il Fondo europeo di stabilizzazione, a cui noi contri­buiamo, ci serve molto, anche se indirettamente. Infatti esso garantisce non solo il debito della Grecia, dell’Irlanda, del Portogallo e della Spagna, i cosi­detti «Pigs», considerati ad alto rischio, ma anche quello italia­no, che entrerebbe nell’area del rischio elevato se non ci fos­se questo Fondo che intervie­ne per gli Stati in difficoltà.

Così l’Italia paga sui suoi titoli pub­blici un tasso di interesse mino­re, di quello che diversamente dovrebbe versare, in quanto il rischio è garantito, almeno si­no a un certo punto, dal Fondo europeo di stabilizzazione. C’è però un neo in questo ra­gionamento. La disastrosa si­tuazione dell’Irlanda, sino a ie­ri additata come Paese model­lo dell’economia europea, che noi avremmo dovuto imitare, dipende dal fatto che le sue banche si sono lanciate in pre­stiti spericolati ai consumatori per immobili e carte di credito e che il governo,sotto l’influen­za di tali banche, è intervenuto per salvarle, erogando loro 50 miliardi.Che per l’Irlanda,pic­c­olo Stato con 4,3 milioni di abi­tanti e un Pil di 180 milioni, co­stituisce il 28% del prodotto in­terno loro. Ciò ha portato il suo deficit pubblico al 30% del Pil. E ora Dublino deve ancora in­tervenire nelle sue banche, con capitali freschi i per 50 mi­liardi. Dunque, gran parte del prestito all’Irlanda va in aiuto delle sue banche. Che sono de­bitrici di quelle inglesi, tede­sche e francesi per 450 miliar­di.

Il governo irlandese si è fatto sedurre e intrappolare dai ban­chieri. A differenza di quello ita­liano. E le nostre banche, co­munque, benché desiderose di un’influenza sul governo, che con Berlusconi, Tremonti e Bossi non hanno, non sono state avventurose. Così l'Italia, che una volta faceva parte dei «Pigs» alla lettera «i», va in soc­corso dell’Irlanda. La morale della favola è evidente.