Albaro e Corso Italia, slalom tra rifiuti e degrado

Quando è buio è pericoloso anche passare sotto gli alberi vicino alle case

(...) dal ristorante non si perde tempo a cercare un bidone e si preferisce servirsi dello spazio disponibile, ampio e pubblico, come il marciapiede, che tanto non è di nessuno e quindi si può sporcare.
Passeggiare per via Orsini, via Giordano Bruno, via Caprera o via Felice Cavallotti non è più un piacere, ma solo una necessità per chi vi abita. Ogni uscita porta con sé un senso di fastidio, ma anche di vergogna, per le condizioni del proprio quartiere, della propria città.
Nessuno penserebbe mai di far sporcare il proprio cane in salotto, o nella propria cucina ma non si crea certo problemi a farlo davanti ai portoni di altri suoi concittadini.
Anche portare i bambini a giocare nei giardini pubblici è una sfida continua, contro cani senza padrone (e troppo lontano per richiamare il proprio amico a quattro zampe) e senza guinzaglio, contro spazzatura accumulata sotto panchine e cespugli e, ovviamente, contro erba alta e incuria.
Basta guardare le aiuole ai lati delle strade, nate allo scopo di abbellire i marciapiedi, oggi diventate un problema per l'amministrazione comunale, alle prese con continue lamentele e richieste. Inutile dire che l'erba continua a crescere, i cani a scorrazzarci dentro, le cartacce a fare bella mostra di sé, come in via Boselli, in via De Gasperi o in via Righetti. I marciapiedi e le strade poi sono il nuovo green, con così tante buche da fare invidia ai verdi prati rapallini del golf.
Per non parlare della passeggiata a mare di Corso Italia, fiore all'occhiello di una città che si vanta di puntare sul turismo, dove centinaia di persone passeggiano ogni fine settimana, facendo lo slalom tra banchetti improvvisati, bancarelle e gli immancabili cartelli, spesso caduti a terra, che segnalano piastrelle rotte e buche. Fermi lì da settimane, a volte da mesi.
Andare oggi a trascorrere qualche ora al fresco sotto gli alberi dei Giardini dalla Chiesa o di Villa Gambaro lascia lo stesso, identico, sapore amaro di cinque anni fa, quando per la prima volta mi occupai di questa inchiesta.
Oggi però, sarà la nostra percezione e non la realtà come dicono politici e tutori dell'ordine, se da una parte tutto sembra uguale a ieri, dall'altra si è sommata una nuova componente, che purtroppo alimenta insicurezze e diffidenza: la presenza sempre più evidente di stranieri. Non stranieri regolari e impegnati, non lavoratori o famiglie, ma extracomunitari ai margini della società, che vivono le strade come la propria casa e che si abbandonano spesso a comportamenti al limite del legale.
Sempre più spesso le panchine diventano giaciglio di senza tetto e gruppi di stranieri con bottiglie di birra in mano improvvisano nei sottopassaggi (basta pensare a quello di via Felice Cavallotti, proprio davanti a una stazione dei vigili) piccoli spettacoli di musica, con cassette di plastica come palco. Cantanti-questuanti che, a volte a gruppi di due o tre persone, fermano i passanti per chiedere non meno di un euro.
Sempre più spesso capita di vedere signore anziane o donne con bambini attendere l'arrivo di qualche passante per entrare in questi passaggi bui e sporchi. Alla sera forse conviene attraversare in mezzo alla strada o arrivare alle strisce pedonali.
E continuano anche le vendite, di occhiali e cappellini, di felpe e borse, naturalmente contraffatte, naturalmente vendute alla luce del sole, tra le panchine di corso Italia, tra la chiesa di Boccadasse e il Lido.
Presenti lì tutti i giorni, come di fronte all'Acquario, concorrenza sleale verso i negozi, ovviamente fuorilegge, e, naturalmente ignorati da chi dovrebbe occuparsene. E, forse, la legge non è uguale per tutti.