Alberto Veronesi: "In America mi porto Mascagni"

Il maestro è il nuovo direttore musicale dell’Opera Orchestra di New
York. "Farò conoscere la 'Cavalleria rusticana' ma anche Leoncavallo e
il Ponchielli minore"

L’Opera Orchestra of New York, fondata da Eve Queler, ha nominato il milanese Alberto Veronesi direttore aggiunto per la stagione 2010-11. Nello stesso tempo l’istituzione nuovayorchese ha già fissato Veronesi come direttore musicale per il periodo 2011-14. Il maestro Veronesi ha voluto chiarirci in un incontro le sue intenzioni programmatiche che intende realizzare nella metropoli americana. «L’Opera Orchestra of New York - dice - nasce nel 1971. Da allora è ospitata alla Carnegie Hall per l’esecuzione in forma di concerto di opere di non frequente ascolto. C’è un’orchestra importante che si è distinta incidendo per prima volta nel mondo lavori come Edgar di Puccini e Le Cid di Massenet».

Sotto il meritorio impulso di Eve Queler.
«A New York e nel mondo dell’opera americano Eve Queler è diventata un’istituzione. Lei stessa mi ha accolto con enorme entusiasmo e abbiamo potuto parlare di comuni passioni. È anche un’amante del belcanto e ha contribuito a far conoscere molte opere di Donizetti; ma la sua azione non si è specializzata solo nel repertorio italiano, eseguendo opere meno frequentate di Janácek e Ciaikovskij».

E mutuando un termine in uso nel mondo hollywoodiano, talent scout.
«Dall’Opera of New York sono uscite voci come quella di Renée Fleming, che la signora Queler ha ascoltato da ragazza, seguendola passo per passo negli studi. Ma anche José Carreras, Aprile Millo, Deborah Voigt, e Stephen Costello, che oggi ha un grande successo».

Questa tradizione lei la vorrà proseguire?
«Certamente. Sono molto orgoglioso anche perché artisti straordinari hanno dato la loro disponibilità a partecipare al progetto operistico dell’Opera of New York. Parlo di Placido Domingo, Roberto Alagna, Stephanie Blythe, José Cura, Elina Garanca, Angela Gheorghiu, Ramon Vargas, Violeta Urmana».

Dunque sta già lavorando alla nuova programmazione?
«Le prime opere per la stagione a venire sono Cavalleria Rusticana di Mascagni e La Navarraise di Jules Massenet».

In questo progetto troverà spazio anche un autore da lei molto amato, Ruggero Leoncavallo?
«Sì, fra poco uscirà un poema per tenore e orchestra, La Nuit de Mai, che ho registrato insieme a Domingo e all’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e a breve sarà disponibile un’opera che ho inciso a Firenze, I Medici, con un cast magnifico: Domingo, Daniela Dessì, Carlos Alvarez. In questo momento il direttore della biblioteca del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, Domenico Carboni, è riuscito a rimettere insieme una delle ultime opere di Leoncavallo, Mameli».

È un opera scritta durante la prima guerra mondiale.
«Pervasa da un fortissimo senso patriottico. Al generoso Leoncavallo costò la rovina economica, perché tutti i teatri tedeschi, dove era molto eseguito, misero al bando la sua musica. Dovette vendere la sua amata villa di Brissago sul lago Maggiore».

Fra l’altro Leoncavallo era popolarissimo in Germania come autore del Bajazzo (I Pagliacci). Aveva ricevuto l'incarico di comporre un’opera dallo stesso Kaiser Gugliemo.
«Dopo il successo che ha ottenuto l’Amico Fritz di Mascagni alla Deutsche Oper di Berlino, c’è in cantiere un progetto proprio per riportare l’opera voluta dal Kaiser, Der Roland von Berlin».

Oltre all’interesse per Leoncavallo e la Giovane Scuola, quali altri autori vuole portare a New York?
«Un autore conosciuto soltanto come l’autore della Gioconda, sto parlando di Amilcare Ponchielli, di cui mi interessano molto i Lituani e Marion Delorme».

Non a caso Ponchielli fu maestro di composizione di Puccini e di Mascagni al Conservatorio di Milano.
«E poi voglio arrivare fino ai contemporanei come Fabio Vacchi, oppure rivolgermi a un musicista “italiano” che vive negli Stati Uniti, Aldo Coppola, autore di Sacco e Vanzetti».

A questo punto a noi non rimangono in bocca che due sentite parole: buon lavoro.