Alemanno: leggi razziali infamia del fascismo

Il sindaco di Roma in occasione della "marcia della memoria" ha ricordato che "quelle leggi furono l'anticamera della deportazione" sottolineando che il razzismo "fu una vera e propria malattia dell'Euroa e il fascismo praticò la sventurata politica razzista"

Roma - "Quest'anno ricordiamo il settantesimo anniversario delle leggi razziali. Fu un'infamia del fascismo non l'unica ma la più grave". Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, parlando in occasione della 'marcia della memoria' per ricordare la deportazione di oltre mille ebrei romani usa parole inequivocabili e chiare nel suo giudizio sul quel terribile periodo della storia italiana. E lo fa dal palco allestito a Largo 16 ottobre 1943, dietro la Sinagoga, il sindaco Alemanno ha ricordato che "quelle leggi isolarono la comunità ebraica, furono l'anticamera della deportazione", "andarono a tagliare la carne viva della società italiana separando ciò che la storia, fin dal Risorgimento aveva unito nell' appartenenza alla patria comune. Alla base di tutto ciò c'era una visione che separava l'umanità in razze diverse, gerarchicamente disposte. Sappiamo che in quegli anni il razzismo fu una vera e propria malattia dell'Europa e il fascismo praticò la sventurata politica razzista".

A Roma non c'è spazio per il razzismo "A Roma non c'é spazio per il razzismo e per la violenza. L'impegno che possiamo prendere di fronte alla memoria delle vittime del 16 ottobre 1943 è quello di combattere ogni forma di antisemitismo, razzismo e discriminazione", ha detto ancora Alemanno. "Come sindaco di Roma - ha aggiunto - mi inchino alla memoria di quel tragico ottobre 1943, una ferita che resta nel cuore di Roma e non potrà essere dimenticata. Ringrazio la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Roma, che da tempo, ogni anno, convocano questa 'marcia della memoria'".