Alemanno: «Roma ha la nausea dell’Unione»

Felice Manti

da Milano

Mancano quattro giorni alle elezioni comunali a Roma, e la corsa a sindaco è apertissima. Parola di Gianni Alemanno, candidato del centrodestra alla poltrona di primo cittadino contro l’uscente Walter Veltroni. Alemanno è intervenuto ieri sera nella trasmissione televisiva L’Antipatico su Rete4, condotta dal direttore del Giornale Maurizio Belpietro. «C’è un sondaggio di una settimana fa - ha detto Alemanno - che dà Veltroni 54 a 46. Considerando che la situazione di partenza era di 70 a 30 a favore di Veltroni, significa che sostanzialmente abbiamo margini di recupero» Poi ha aggiunto: «Abbiamo visto che i sondaggi vanno come vanno: alle Politiche, dovevamo perdere per 5 punti, poi si è avuto un pareggio...».
Secondo l’ex ministro dell’Agricoltura, nonostante da 13 anni sia in mano all’Unione «Roma non è una città strutturalmente di sinistra, ma decide di volta in volta». E questa volta si può cambiare perché «c’è una sorta di nausea», dovuta al fatto che «la città non ha risolto le difficoltà quotidiane, dalle buche in strada, alla sporcizia, alla sicurezza, al problema della viabilità, dei trasporti».
Il programma di Alemanno è ambizioso: regolamentare il traffico, rimettendo i vigili urbani sulla strada, ridurre il numero dei centri sociali, sgombrare i campi nomadi e tagliare l’Ici sulla prima casa». Le risorse per farlo, secondo l’esponente di An, ci sono: «Se si aumenta l’aliquota sulle case sfitte e sulle seconde e terze case, ora al 9 per mille per le famiglie e al 6 per gruppi immobiliari e società costruttrici, recupereremmo i soldi per abolire l’Ici sulla prima casa». La crisi abitativa, secondo Alemanno, è figlia proprio di questo paradosso: «Ci sono moltissime case sfitte che non vengono messe sul mercato. È sostanzialmente una sorta di cartello imprenditoriale che impedisce una reale concorrenza sul versante della casa». Sui centri sociali Alemanno è stato molto netto: «Ci deve essere un codice di comportamento ben preciso. Chi non accetta di eliminare la violenza e l’intolleranza deve essere chiuso; chi, invece, si comporta bene potrà continuare ad andare avanti». Poi l’affondo sui campi rom: «Roma è un porto franco per i nomadi di tutta Europa. C’è una delibera del 1993 (prima dell’arrivo di Rutelli) che prevedeva l’identificazione e la carta d’identità per ogni nomade, oltre allo spostamento progressivo dei campi lontano dai centri abitati. Quando è arrivato Rutelli la delibera è stata messa nel cassetto. Bisogna tirarla fuori».
Durante la trasmissione Belpietro ha ricordato gli ultimi dati della Caritas, secondo i quali «nel centro storico vive l’11 per cento degli immigrati» e ha sottolineato il problema del quartiere Esquilino, ormai in mano ai cinesi. Secondo Alemanno, questo fenomeno «si può contrastare innanzitutto evitando l’immigrazione clandestina e poi impedendo la concessione di licenze commerciali indiscriminate che trasformano rioni storici di Roma in veri e propri sobborghi di Chinatown e similari. Bisogna evitare illegalità e abusivismo: se si fa così, la pressione si allenta».
Il problema delle case si intreccia con la difficile mobilità: «C’è un dato strutturale che deriva dai ritardi storici della sinistra: i parcheggi non fatti, i collegamenti di metropolitana, la viabilità che doveva essere corretta». L’obiettivo di Alemanno è migliorare il trasporto pubblico urbano che oggi funziona soltanto al 60 per cento, aumentando il numero dei vigili urbani («non per fare le multe ma per regolare il traffico»). Secondo Alemanno le «logiche molto schematiche» che ha adottato Veltroni, «come le targhe alterne e il blocco del traffico spesso non servono neanche a ridurre l’inquinamento». La ricetta anti-traffico passa dunque dai parcheggi alla metropolitana, e soprattutto alla ricerca di risorse finanziarie per costruirle. «La linea C, inaugurata quattro volte dal sindaco Veltroni, è stata finanziata al 68 per cento dalla Legge Obiettivo del governo Berlusconi. Ma i soldi pubblici non bastano, bisogna riattivare l’imprenditoria privata. Ma sotto questo aspetto, secondo Alemanno, «Roma è una città chiusa e addormentata. Con le notti bianche e con i concerti gli imprenditori non si avvicinano».
La ricetta per rilanciare la città si chiama «marketing internazionale»: attrarre investimenti, sfruttando le potenzialità economiche e di sviluppo della città, compreso l’enorme patrimonio dei beni artistici e culturali. E da questo punto di vista, ha sottolineato Alemanno, la questione Ara Pacis è esemplificativa: «Sull’Ara Pacis è stata fatta un’operazione di basso profilo cominciata da Rutelli e continuata da Veltroni. Con una tecnica rinascimentale hanno indicato un architetto senza fare nessuna gara, quella teca è stata criticata da molti romani. Se diventerò sindaco - ha promesso l’esponente di An - la smonto e la rimonto in periferia. All’Ara Pacis serve una copertura adeguata, anche con tecniche moderne ma non così invasiva».
Alemanno ha infine confermato l’intenzione di nominare Alessandra Mussolini assessore all’Infanzia: «Mi ha chiesto questa delega, ha presentato un bel programma, si è presentata da sola, senza alleati messi più o meno all’indice e questo è un dato positivo perché rappresenta una risorsa che torna alla Casa delle libertà e, secondo me, sarà perfettamente in grado di farlo».