Alimentari mai così cari dal 1996 Tasse ai massimi

Negli ultimi 11 anni è il maggior rincaro dei prezzi degli alimentari. I consumatori: la spesa costerà 446 euro in più all'anno. Volano anche i carburanti: più 17%. E i dati Istat dicono che <strong><a href="/a.pic1?ID=244897" target="_blank">la pressione fiscale è a picchi</a></strong> mai raggiunti (43,3%)

La pasta al tonno piatto tipico degli studenti fuori sede? Un tempo forse. Ora gli squattrinati universitari dovranno trovare un altro piatto simbolo. Perché avanti di questo passo, di romanticamente economico la pasta rischia di non avere più nulla. L’allarme sui rincari degli alimentari era noto; e se ogni mamma che gestisce i bilanci familiari lo sa già da un pezzo, ora anche l’Istat certifica nero su bianco che i rincari sui cibi di prima necessità sono da record: a febbraio, rispetto allo stesso mese del 2007, sono saliti del 5%. Si tratta dell’aumento più alto dal 1996. Su base mensile, e cioè rispetto a gennaio, l’incremento è stato dello 0,5%, uno dei più elevati tra i vari capitoli di spesa.

Gli incrementi sono addirittura in doppia cifra per il pane e la pasta, che segnano rispettivamente un +12,5% e +14,4%.
L’inflazione complessiva è invece salita dello 0,3% su base mensile e del 2,9% su base annua, come già a gennaio. E il record viene bissato anche dalla pressione fiscale: sempre secondo l’Istat, nel 2007 si è attestata al 43,3%, il livello più alto in dieci anni. In pratica, è aumentata dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Non si è fatta attendere la reazione dei consumatori: secondo Adusbef e Federconsumatori i rincari degli alimentari costeranno a ogni famiglia italiana 445 euro l’anno. Non solo, ma anche il caro energia (secondo i dati Istat +8,8% rispetto a febbraio 2007) inciderà, con aggravio di spesa per altri 920 euro a famiglia, di cui circa la metà in carburanti, riscaldamento e utenze e il resto in beni e servizi rincarati a causa del maggior costo dell’energia.

Preoccupati per la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori i rappresentanti dei sindacati, che sottolineano come i maggiori problemi derivanti dall’aumento dei prezzi pesino sulle spalle di chi vive a reddito fisso. Per il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta, i rincari, soprattutto quelli alimentari, «segnalano l’urgente e drammatica necessità di affrontare il tema dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni», mentre il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo punta invece il dito contro i mancati controlli: il continuo rincaro degli alimentari «dovrebbe suggerire l’idea di controlli più serrati sul fronte del doppio prezzo, quello dell’acquisto e quello della vendita». Sullo stesso tema si sono espressi i portavoce della Confederazione italiana agricoltori, che denunciano come l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di base è da imputarsi alla «la forbice, oggi molto ampia, tra i prezzi praticati sul campo e quelli al consumo».