Alimentazione sbagliata e poco sport. È allarme diabete

Gli scienziati stimano che il 5 per cento della popolazione mondiale sia dipendente dall’insulina. Tra 20 anni i malati saranno 300 milioni

È emergenza diabete nel mondo: di pari passo con l'aumento dell'obesità si registra un incremento nella prevalenza della malattia diabetica. Gli scienziati stimano che siano dipendenti dall'insulina tra il 3 e il 5 per cento della popolazione adulta e prevedono che venga raggiunta nel 2030 la cifra record di 300 milionidi iabetici in tutto il pianeta. Tanto allarmismo non è ingiustificato se si pensa a quanto sia dilagante anche in Italia uno stile alimentare fatto di patatine fritte e dolci già nei primi anni di vita, poca frutta e verdura e ancora meno sport. Di qui l'appello lanciato all'ultimo congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete, appena concluso a Roma con la partecipazione record di 17 mila iscritti, perché si diffonda una cultura della prevenzione che passa obbligatoriamente da un sano comportamento a tavola. «Le condizioni ambientali hanno determinato una diffusione della malattia - sottolinea Renato Lauro, preside della facoltà di Medicina dell'università Tor Vergata, nonché promotore del congresso – che ha enormi ripercussioni sociali e sanitarie. Ma soprattutto nel diabete di tipo 2, cioè quello dell'adulto, abbiamo visto che lo stile di vita è determinante nello sviluppo della patologia».
È dimostrato che una terapia intensiva nel paziente diabetico previene le complicanze, anche gravi, della malattia come, per esempio, l'infarto, la cecità e le amputazioni. «La maggior parte dei diabetici nel medio-lungo termine ha problemi cardiovascolari, ora sappiamo che è possibile prevenirli, affiancando alla terapia insulinica quelle mirate sui fattori di rischio, a partire dal controllo dei trigliceridi e del colesterolo. Ma il successo nella cura di questa patologia è solo in parte del medico: a lui va la responsabilità di una corretta scelta della terapia, mentre al paziente è chiesta una partecipazione attiva e determinata. Se manca, lo specialista può ben poco».
Partecipazione che si deve tradurre in un corretto stile di vita e sono tre i fattori principali: l'alimentazione, il controllo del peso e l'attività fisica.
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