Alitalia, è guerra tra Cimoli e sindacati

La minaccia: senza nuovi interventi bloccheremo l’intero settore aereo

Enrico Bonzio

da Milano

«Prendiamo atto con rammarico che i rappresentanti delle sigle sindacali convocati questa mattina per un confronto con l’azienda abbiano rifiutato il nostro invito fatto con l’intento specifico di condividere alcuni temi inerenti il percorso di risanamento e rilancio in atto». Così ieri il presidente e amministratore delegato di Alitalia Giancarlo Cimoli ha commentato il mancato incontro con i sindacati, pur affermando che «le porte restano aperte».
Ma i lavoratori hanno scelto la linea dura: nel pomeriggio ha avuto luogo lo sciopero proclamato dalle 12 e 30 alle 16 e 30: su un totale di 267 voli, quelli cancellati da Alitalia sono stati 67. Secondo i dati diffusi dalla compagnia, l’adesione allo sciopero del personale di volo è stata del 6% mentre per quanto riguarda il personale di terra, l’adesione è stata del 20%. Le organizzazioni dei lavoratori di Alitalia, che si riuniscono oggi, fanno sapere che - se non ci sarà un intervento del governo nella trattativa - nei prossimi giorni proclameranno una sciopero generale del settore. Lo si legge in una nota sottoscritta da sette organizzazioni: Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Uglta, Unione Piloti, Sult e Cub trasporto aereo. I sindacati chiedono che il governo annulli tutte le iniziative attivate dal vertice di Alitalia che minano il futuro dell’azienda. La mobilitazione di ieri, proseguono i sindacati, «è un chiaro segnale al governo al quale ci rivolgiamo perché assuma la propria responsabilità riguardo il trasporto aereo, un asse strategico che il Paese rischia di perdere». Ma se le organizzazioni sindacali si appellano direttamente all’esecutivo scavalcando Cimoli, è la Uil a scendere in campo per difendere il numero uno: non si rilancia l’Alitalia cambiando per l’ennesima volta l’amministratore delegato. Questo il giudizio del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che invoca una discussione seria su una nuova politica industriale per la compagnia di bandiera. «Quello che ha affossato Alitalia è che ogni volta che si è trattato di decidere sul serio come rilanciare la società il governo ha cercato semplicemente una scorciatoia, quella di cambiare l’amministratore delegato. Bisogna dire basta a questo andazzo». «Non siamo pro o contro Cimoli - ha spiegato Angeletti interpellato a margine degli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil - ma contro l’ipocrisia. Solo un ingenuo può credere che i problemi di Alitalia si risolvono cambiando l’ad». Negli ambienti sindacali si fa sempre più forte la convinzione che l’attuale numero uno di Alitalia potrebbe essere affiancato da un altro manager, un esperto del settore.
Intanto il titolo della compagnia aerea ha ieri registrato un minimo miglioramento a 0,811 euro (più 0,45%), ma si posiziona al minimo storico. Basti pensare che poco meno di cinque anni fa aveva raggiunto quota 6,1850 euro, e da allora è stata una discesa senza fine. Infine, il fondo Walter Capital Management ha raggiunto l’11,366% del capitale di Alitalia. Secondo una comunicazione Consob la precedente partecipazione ammontava al 10,24%. La partecipazione è detenuta nell’ambito delle attività di gestione del risparmio. Walter Capital è così il secondo azionista dopo il Tesoro.