Alitalia vende le rotte su Londra per salvarsi

Un gruppo di banche internazionali, bloccato dal ministero
dell’Economia, aveva progettato un’Opa con l’obiettivo di fare uno "spezzatino". Colloqui con Delta per la cessione degli slot su
Heathrow: si tratta di un asset del valore di un miliardo di euro

Milano - C’era il progetto di un’Opa su Alitalia da lanciare durante la gara per la privatizzazione. La notizia finora è rimasta segreta, e le banche internazionali che avevano messo a punto il piano si sono ritirate dopo aver sondato gli umori del Tesoro. L’operazione al Palazzo non sarebbe risultata gradita, e gli istituti, tutti di prima grandezza, non hanno ritenuto di forzare la situazione. Si sa che l’offerta sarebbe stata molto allettante sotto il profilo economico, ben oltre le attuali quotazioni di Borsa, e che si sarebbe ripagata con uno «spezzatino» della compagnia (proprio quello che il Tesoro non voleva): perché Alitalia possiede alcuni tesori nascosti.

Forse proprio quel piano ha dato coscienza alla compagnia di possedere degli asset di grande rilievo, sostanzialmente inespressi, che oggi - a gara sfumata - possono emergere. Ieri si è appreso, da indiscrezioni di fonte autorevole, che i manager di Alitalia hanno silenziosamente avviato colloqui con l’americana Delta per la cessione degli slot di proprietà sull’aeroporto di Londra Heathrow, che i recenti accordi «open skies» tra l’Unione europea e gli Stati Uniti hanno fortemente valorizzato sul mercato. Proprio in questi giorni American Airlines ha comprato una coppia di slot (cioè il diritto a un decollo e a un atterraggio) per 30 milioni di dollari. L’operazione è un parametro di valore: si pensi che nel portafoglio Alitalia ci sono 88 coppie di slot settimanali su Heathrowsalgono ancora all’origine della nostra compagnia (che nacque sessant’anni fa con capitali italiani e inglesi). Certo, non tutti hanno lo stesso valore: ma fosse anche la metà dell’ultima transazione, significherebbe circa 1,3 miliardi di dollari, ovvero quasi un miliardo di euro. L’Alitalia a Heathrowquota di slot dell’1,9% sul totale dei diritti, quando Air France possiede l’1,7% e Klm il 2%. In Gran Bretagna, a differenza che in Italia, gli slot possono essere liberamente negoziati, e di recente hanno acquisito un grande valore perché è stata liberalizzata la possibilità per le compagnie europee e statunitensi di collegare Heathrow Stati Uniti: la rotta Heathrow-New York è la più importante e la più profittevole al mondo, e finora - fino al 28 marzo 2008 - può essere operata solo da quattro vettori, British Airways, Virgin Atlantic, American Airlines e United. Dal 29 marzo l’oligopolio cadrà, e tutte le compagnie interessate al collegamento stanno cercando di acquistare diritti: Heathrow come Linate, è saturo e non ne può assegnare di nuovi.

Oggi al cda di Alitalia si parlerà del piano «stand alone», sul quale stanno lavorando dall’11 giugno tecnici e manager; prevede benefici sui costi, e maggiori ricavi, secondo indiscrezioni, di circa cento milioni di euro: pochi per un rilancio, ma sufficienti per sopravvivere alcuni mesi, in attesa di una concreta trattativa privata. All’interno del piano starebbe anche la cessione del patrimonio londinese, che sarebbe una manna per i conti della compagnia. Sulle linee del piano è atteso, ovviamente, un imprimatur del Tesoro.

Il dibattito politico ieri è stato molto fitto. Stando alle agenzie, il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, prima ha dichiarato che le varie opzioni sul futuro di Alitalia sarebbero state portate al Consiglio dei ministri di oggi, poi ha fatto marcia indietro. Secondo quanto riferito da Egidio Pedrini (Italia dei Valori) giovedì prossimo, il 26, il ministro Padoa-Schioppa parlerà della situazione di Alitalia alle commissioni Trasporti di Senato e Camera.

In Borsa il titolo ieri ha continuato la sua discesa, perdendo un altro 3,1%, attestandosi a quota 0,74 centesimi, con scambi che hanno interessato il 3% del capitale. Deutsche bank ha tagliato il target price sulla compagnia a 0,65 (da 0,82 euro), confermando la raccomandazione «vendere».