"Allah è grande!": clandestino massacra il frate a bottigliate

Sanremo, l’aggressore è un tunisino di 20 anni: ha precedenti ed era
già stato espulso. Il religioso, 76 anni, rischia di perdere un occhio

Vent’anni, immigrato clandestino proveniente dalla Tunisia, già arrestato per possesso di droga e subito scarcerato, infine espulso dall’Italia, anche se il provvedimento, come in tanti altri casi analoghi, non ha avuto effetto. È questo il profilo dell’uomo arrestato ieri dagli uomini della questura di Imperia e del commissariato di Sanremo in quanto sospettato - ma gli inquirenti ritengono di avere ben più di un indizio a suo carico - per la brutale aggressione, che i pochi testimoni definiscono di «ferocia inaudita», ai danni di un frate di 76 anni, padre Riccardo. Che ora versa in gravi condizioni all’ospedale per traumi e ferite un po’ in tutto il corpo, e con il rischio di perdere la vista dall’occhio sinistro.

Il religioso, uomo mite e sempre disponibile, ben conosciuto e apprezzato nella città dei fiori, in particolare nella zona residenziale di corso Inglesi dove si trova la chiesa dei Cappuccini, era appena uscito dal convento, alle 7 del mattino, per dedicarsi alle opere di carità e assistenza a poveri ed emarginati. Dopo pochi metri, nel vicolo che collega via Corradi alla chiesa, gli si è parato davanti l’aggressore. Il giovane, in evidente segno di scherno, ha accennato il segno della croce e intimato a padre Riccardo di dargli l’elemosina. Poi ha urlato: «Allah è grande!». Neanche il tempo di capire il significato dei gesti e dell’urlo, e il frate è finito sotto una gragnuola di colpi, al corpo e al capo. Calci, pugni, una sequenza rapidissima, ininterrotta. Infine, la botta inferta con la bottiglia di vetro che il delinquente teneva in mano. È stato soprattutto quello schianto a devastare l’occhio del frate: i medici accerteranno «il distacco del cristallino e la frattura dell’osso periorbitale», oltre a «numerosi e seri traumi alla gambe». Padre Riccardo è crollato in un lago di sangue, mentre l’aggressore si allontanava. Sono accorsi alcuni passanti, che hanno prestato i primi aiuti, poi hanno fermato un taxi per far trasportare il ferito al vicino ospedale Borea. Ma il quadro clinico ha consigliato ai medici l’immediato trasferimento del frate in ambulanza al nosocomio specializzato Santa Corona di Pietra Ligure, dove padre Riccardo si trova ancora ricoverato. Intanto sono scattate le indagini, sulla base delle poche parole del religioso e dell’identikit fornito dai testimoni. Le forze dell’ordine hanno raccolto gli indizi, alcuni dei quali particolarmente significativi per seguire una pista che poi si sarebbe rivelata giusta. «Ha parlato in italiano, ma è un musulmano» aveva detto il frate ai soccorritori. Impressione ricavata anche dai tratti somatici del giovane, descritti da chi aveva assistito alla scena. Senza contare il fatto che nel recente passato un altro cappuccino era rimasto vittima di un episodio analogo, mai però denunciato alle forze di polizia.

Sono passate solo poche ore e, grazie anche alle immagini delle telecamere di sorveglianza collocate nella zona, gli agenti hanno individuato e arrestato il ventenne tunisino. Lui, fra l’altro, avrebbe avuto una discussione con padre Riccardo, prima di aggredirlo, su alcuni simboli religiosi. Ed è su questo versante, su quell’inquietante urlo «Allah è grande»! che ha preceduto l’assalto, che gli inquirenti lavorano per chiarire tutti i risvolti della vicenda, mentre la Lega tuona contro i «magistrati che contestano le nuove norme sull’immigrazione e non le applicano. Devono capire - dichiara in particolare Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio al Senato - che la gente non è più disposta ad accettare extracomunitari irregolari dediti alla criminalità».