Allarme bullismo in 7 scuole su 10 violenze tra i banchi

L’ultima bravata è stata segnalata a Roma: una scuola elementare devastata da ragazzini pieni di rabbia che hanno spaccato e ancora spaccato, di tutto e di più. E poi allagato corridoi e aule, per finire in bellezza la loro opera. I danni, 250mila euro, non si sa ancora chi li pagherà. L’episodio amareggia ma non deve sorprendere. È solo l’ultimo di una lista nera che parte dal Nord e arriva giù, giù nel Sud e finisce nelle isole. Nel 68% delle scuole italiane, elementari, medie e superiori, infatti, gli episodi di bullismo sono una realtà. E vengono confermati in modo ufficiale dai dirigenti degli istituti al ministero, attraverso le risposte del monitoraggio nazionale delle azioni di contrasto al bullismo delle scuole, dove emerge che anche le elementari e le medie sono un ricettacolo di atti irriverenti, di piccole violenze verbali e fisiche, di demotivazione allo studio galoppante. La raccolta dati è stata voluta dal ministero dell’istruzione per tastare il terreno dei comportamenti deviati degli studenti. E i risultati del monitoraggio rivelano uno spaccato inquietante della realtà scolastica italiana.
Frequenza degli episodi
Negli ultimi tre anni, nel 68% delle scuole italiane si sono verificati casi di bullismo. In circa quattro scuole su cento i casi di ribellione sono addirittura frequenti. In pratica in sette scuole su dieci il bullismo è diventata una realtà conclamata. Con cui dover fare i conti. Non è infatti un caso che il ministro Gelmini abbia anticipato con una circolare le linee guida da adottare quando qualcuno allaga le scuole oppure quando uno studente supera i livelli di guardia in fatto di violenza. I dati concreti confermano la necessità di regole. E di reazione ferma.
Come fermare i bulli
Per arginare i fenomeni di disagio, i dirigenti fino ad ora hanno adottato raramente misure di tipo punitivo per privilegiare quelle di tipo educativo. Le sospensioni, per esempio, sono state applicate nel 4,7% dei casi, le punizioni per chi trasgredisce nell’11,8%. La notifica alla procura dei minori, misura estrema, nello 0,5% dei casi. Più diffusi, circa la metà dei casi, i provvedimenti di tipo educativo e di tentativo di avvicinamento con gli studenti più difficili attraverso il dialogo e la promozione del senso autocritico. Questo modo di procedere rivela che in realtà i fenomeni di bullismo gravi sono poco frequenti mentre è più diffusa una più capillare forma di disagio giovanile che sfocia soprattutto in atti di prevaricazione verso i compagni e in atteggiamenti di indisciplina verso gli insegnanti.
Le cause del bullismo
E in effetti, tra le cause dei comportamenti irriverenti o violenti degli studenti si scopre un esercito di ragazzi svogliati nella vita e disinteressati alla scuola. Quasi il 60% dei casi problematici rivelano una forte demotivazione allo studio, il 34 % una mancanza di rispetto verso le regole dell’istituto, il 26% una debolezza del senso di legalità o una demotivazione verso il futuro mentre il 23% dimostra una difficoltà di inserimento nella classe. Ma più di due studenti su dieci, oltre al disagio e alle difficoltà di inserimento arrivano agli atti di bullismo veri e propri, ai comportamenti aggressivi e quasi uno su dieci arriva a compiere atti di violenza fisici. C’è anche di peggio. Ci sono casi di delinquenza minorile veri e propri. Ma per fortuna sono solo una netta minoranza (1,3%).
«Chi rompe paga». Questa la linea del ministro Gelmini verso il fenomeno: se gli studenti danneggiano le aule, allagano i corridoi o intasano i gabinetti, per il solo scopo di non fare lezione, non c’è comprensione che tenga. «I ragazzi che danneggiano le strutture scolastiche non possono farla franca. I loro genitori dovranno risarcire l’istituto. Il concetto civilistico del «chi rompe paga» vale anche nel settore educazione. Anche perché, parliamoci chiaro, la scuola non ha soldi. Quindi, serve la collaborazione di tutti per evitare di peggiorare la situazione».