Allarme gas, Eni e Enel tornano al petrolio

Freddo ed export di energia spingono il consumo a livelli record

Paolo Giovanelli

da Milano

Il gas non basta più: per produrre l’elettricità sembra ormai inevitabile un ritorno (sia pure temporaneo) all’uso dell’olio combustibile. Non è solo questione di Ucraina, ma è una situazione (si potrebbe chiamare emergenza) destinata a prolungarsi almeno fino a marzo, quando il freddo dovrebbe calare. E nel frattempo Enel ed Eni si stanno preparando: la prima a riconvertire le centrali all’uso dell’olio (alcune possono infatti utilizzare l’uno o l’altro combustibile) e la seconda a mettere in campo le sue riserve che in questo momento risulterebbero abbondanti.
Ma che cosa è capitato perchè si arrivasse a questa situazione? Innanzi tutto va detto che non è una sorpresa: il 14 dicembre l’ad Enel, Fulvio Conti, parlando alla commissione Attività produttive disse: «Non escludo il rischio di blackout del gas». Frase che gli costò una reprimenda di Scajola. Ma il rischio è arrivato sul serio, e in tempi brevi. I motivi sono due: il primo, banale, è il freddo che sta spingendo al massimo i riscaldamenti, in gran parte convertiti a gas. Il secondo, un po’ a sorpresa, viene dal settore elettrico: per la prima volta l’Italia è diventata forte esportatrice di elettricità. In Francia e Germania la domanda di energia ha avuto un balzo e le quotazioni sono schizzate: e anche qui per la prima volta l’energia costa di più all’estero che da noi. E quindi i produttori italiani hanno interesse a esportarla. Il fatto è che l’Italia negli ultimi anni ha saggiamente (e finalmente) investito in centrali elettriche (mentre all’estero sono rimasti fermi), recuperando non solo il divario rispetto agli altri paesi, ma arrivando anche ad avere un pur limitato surplus di capacità produttiva. E tutte le nuove centrali, per motivi ambientali e di rendimento, sono a gas: così per esportare più elettricità dobbiamo importare più gas.
E qui è importante fare qualche cifra: i preconsuntivi di consumo totale di gas per il 2005 erano di 84 miliardi di metri cubi, di fatto sembra si siano raggiunti gli 86 miliardi, grazie ai consumi del solo dicembre. L’import di gas è ai massimi e attraverso i tubi di più non può passarne: in questo modo si stanno intaccando le riserve. Secondo Quotidiano Energia, gli stoccaggi sarebbero già stati utilizzati per 4 miliardi di metri cubi sui 12,8 disponibili: e ci sono ancora almeno due mesi di emergenza. In questo momento mancano all’appello circa 300 milioni di metri cubi di gas al mese (cioè 10 milioni al giorno).
Così, per non togliere il gas ai riscaldamenti e da sotto le pentole, bisogna darne meno alle centrali. «La situazione in Italia richiede grande attenzione, stiamo valutando la possibilità di usare olio combustibile a determinate condizioni al posto del gas», ha dichiarato l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti. Per utilizzare l’olio ci vuole infatti l’autorizzazione del ministero. L’Eni ha subito risposto esprimendo «soddisfazione per la posizione espressa dall’Enel» mentre «auspica sulla questione un intervento da parte del ministero delle Attività produttive, in grado di consentire un diverso utilizzo del gas stoccato, naturalmente destinato a uso domestico in funzione delle condizioni meteorologiche».
E il ministero è intervenuto, dando una bacchettata al vecchio vertice Eni: tre anni fa, ha detto il sottosegretario Mario Valducci, il governo aveva chiesto all'Eni «un rapido potenziamento del tratto tunisino del gasdotto dall'Algeria, che avrebbe potuto essere realizzato con spese contenute. I vertici di allora hanno risposto che era inutile, perché l'offerta di gas era anche troppa e si sarebbe provocata una bolla del gas. Oggi stiamo riscontrando che tutto questo era falso e che potenziare le reti è una priorità assoluta». Per fare il punto sull'allarme gas, Scajola ha convocato per venerdì 20 gennaio, un nuovo Comitato di emergenza. Ma il via libera all’uso dell’olio combustibile potrebbe arrivare anche prima.