Allarme a sinistra per il comitato di Peppino Orlando

Sono in molti a voler collaborare con il comitato indipendente coordinato da Peppino Orlando per sostenere le candidature di Enrico Musso e Renata Oliveri, ma tra di loro sono numerosi coloro che non vogliono apparire «perché in questa città abitano e lavorano». «Hanno semplicemente paura - spiega Orlando, dal 1973 al 1980 responsabile per la Cultura e la Propaganda del Pci, e dal 1975 al 1980 capogruppo in Provincia, per poi allontanarsi gradatamente dal partito dopo la scomparsa di Berlinguer - Di questo comitato fanno parte personalità del lavoro, della cultura e delle professioni, storicamente aderenti all’area della sinistra laica e cattolica. Quello che abbiamo realizzato è una libera aggregazione di persone che offrono idee, esperienze ed esplicito sostegno per una svolta di libertà solidale della città e della sua provincia. Nonostante tutto ciò, dobbiamo essere prudenti perché la nostra iniziativa ha messo in forte allarme la sinistra. E così diversi personaggi della vita pubblica, anche di primo piano, mi hanno pregato di non fare i loro nomi perché ne subirebbero immediatamente le conseguenze. Per quanto possa sembrare incredibile, la sinistra esercita un controllo capillare su moltissimi settori. E se avverte che qualcuno possa schierarsi contro di essa, immediatamente cercano di fargliela pagare. Alla faccia della democrazia. Questa è quella che loro chiamano libertà e che noi vogliamo veramente restituire al suo vero significato».
Con Orlando si sono schierate figure di primo piano della vita pubblica genovese come Lorenzo Rixi, docente universitario ed ex presidente Filse, il professor Franco Henriquet, l’avvocato Emilio Artiglieri e Giovanni Calcagno, dirigente Assindustria. Per capire come mai questo comitato susciti tanto timore a sinistra, basta leggere alcuni brani del documento che ha accompagnato la sua fondazione: «Si è già visto nelle esigue primarie dell’attuale sinistra un metodo propagandistico che offende la logica e la coscienza tesa alla verità e al bene comune - scrive Orlando -. È già percepita dalla grande maggioranza dei cittadini la differenza dello stile dei nostri due candidati. E l’amara delusione mi ha spinto a sollecitare gli amici nel tentativo di salvare i germi vitali delle forze politiche di stampo liberale e di sinistra dall’incombente disfacimento. La filosofia e la prassi di potere della sinistra genovese laica, marxista e cattolico–democratica esibiscono un clima culturale arrogante e invasivo, asfittico e ligio, confuso e contraddittorio. Il suo prolungato dominio a tempo ha gradualmente esaurito nel potere diffuso e acritico ogni forza progressiva e libera. Questo regime dimentica e umilia i grandi valori tradizionali della famiglia operaia e cristiana, dei ceti produttivi, delle genialità imprenditoriali, della libera cultura, delle arti, del pubblico servizio. La fase costruttiva delle matrici ideali si va diluendo nelle fazioni burocratiche in una servile dipendenza da gruppi di interesse parziali che teme ed emargina le personalità gelose della loro cultura libera e indipendente. Nel varco aperto della speranza razionale della vittoria dei due candidati-simbolo del rinnovamento, si mobilita un folto e variegato gruppo di personalità amici di tante battaglie del lavoro libero e produttivo, delle professioni, della cultura di talento. Non sono iscritti a partiti ma si augurano una loro rinnovata vitalità».
Ce n’è abbastanza per creare allarme nella sinistra al potere.