Alle aziende gli strumenti idonei per dominare le sfide del mercato

Le aziende con più profitti sono anche quelle che utilizzano di più e meglio gli strumenti tecnologici di analisi evoluti, i cosiddetti «analytics». Lo rivela un nuovo studio pubblicato dall’Ibm Institute for Business Value e dal Mit Sloan Management Review, su un campione di quasi tremila dirigenti e analisti di business di 108 paesi e trenta settori d’industria.
Lo studio ha rilevato una chiara correlazione tra gli utilizzatori della tecnologia per l’analisi dei dati e delle informazioni e la capacità di differenziarsi ed essere più competitivi. I cosiddetti «top performer» utilizzano cinque volte più frequentemente gli strumenti analitici rispetto alla semplice intuizione, per vagliare l’ampia gamma delle decisioni possibili. E definiscono le strategie commerciali future e le operazioni quotidiane con un utilizzo degli analytics due volte superiore rispetto ai concorrenti meno competitivi. La mancanza di comprensione su come applicare strumenti di analitica per migliorare il proprio business, l’insufficienza di banda adeguata a causa di priorità concorrenti e la mancanza di competenze nello specifico settore sono i tre ostacoli che maggiormente impediscono l’adozione diffusa degli analytics nelle aziende. In sostanza è l’approccio tradizionale alla gestione dei dati che deve essere cambiato per la diffusione di questi strumenti, preziosi per la crescita del business. Anche le aziende che hanno già adottato queste soluzioni, possono avere difficoltà a gestire più progetti in contemporanea, a causa della necessità di conciliare tali iniziative, anche se strategicamente importanti, con il lavoro quotidiano. «Ibm da anni è impegnata nella realizzazione della visione Smarter Planet, ossia una concezione del mondo in cui la tecnologia già presente e diffusa, messa in rete ed utilizzata in modo innovativo crea nuovi modi di lavorare, muoversi, comunicare: vivere in una parola - spiega Giovanni Sgalambro, responsabile dei servizi di Business Application & Optimization di Global Business Services, la divisione di consulenza di Ibm -: l’elaborazione e comprensione dell’enorme mole di dati generata ogni giorno dai dispositivi più disparati, organizzata e integrata in modo intelligente attraverso l’uso degli analytics concorre a realizzare questa visione».
Ibm sta investendo molto in questo settore, come nella ricerca in generale, per la quale dedica circa sei miliardi di dollari l’anno. Big Blue individua il percorso da fare e fornisce gli asset per affrontare le problematiche quotidiane sia nel settore pubblico che privato «come la mancanza di tempo e la necessità di risolvere criticità complesse in pochi minuti. Inoltre, fornisce gli strumenti per un’analisi dei dati statica (cosa è avvenuto e cosa avviene) - la cosiddetta business intelligence (BI) statica con report descrittivi -, predittiva (cosa potrebbe avvenire) e infine la BI prescrittiva, ossia una pianificazione e ottimizzazione delle risorse per il futuro anche in condizioni di variabilità (cosa è meglio fare). In pratica, Ibm propone la real time best offer, suggerendo la decisione migliore in quel momento, analizzando i dati e le possibilità future».
Ibm ha anche stilato una sorta di percorso in tre punti da seguire per superare le barriere all’adozione degli analytics:
Primo. Affrontare prima le sfide più impegnative, senza aspettare di avere i dati completi o competenze mature prima di applicare gli analytics alle opportunità di business a più alto valore. Il talento emerge nelle grandi sfide, ove è richiesta attenzione e iniziativa, assicurando una probabilità di successo maggiore e risultati più significativi.
Secondo. Capovolgere l’equazione nell’approccio ai dati e alle idee: quando si deve avviare una nuova iniziativa occorre subito identificare quali sono gli specifici approfondimenti necessari, e quindi individuare quale parte di dati è utile a rispondere a tali richieste, senza perdere tempo a raccogliere tutti i dati.
Terzo. Adottare le tecniche e gli strumenti più adatti ai dirigenti dell’azienda: la visualizzazione dei dati, gli strumenti di simulazione e le tecniche per prevedere le conseguenze delle decisioni sono tutti asset che non richiedono competenze superiori e possono essere applicate da business leader a qualsiasi livello dell’organizzazione.
«Quello che proponiamo è un approccio a 360 gradi per avere cambiamenti importanti e tangibili da subito - continua Sgalambro -; qui non si tratta di implementare un gestionale o un Erp (enterprise resource planning), ma di ottimizzare i processi e le risorse. Il campo d’azione è enorme, perché si va dal marketing alla produzione, alla gestione della supply chain. L’aspetto importante di questi progetti è che le aziende vedono subito i risultati, con implementazione e feedback più rapidi rispetto al passato. I settori che hanno sposato questo approccio per primi sono il pubblico, quello bancario, il retail e le telco, perché sono quelli in cui le attività di gestione del cliente finale sono più articolate e costanti, e richiedono operazioni avanzate a partire dalla segmentazione della clientela fino all'analisi del comportamento, consentendo così di fornire i migliori servizi, ottimizzando le risorse».