Altre due bimbe contese L’Italia dice no al Belgio

La mamma fugge da Mons e accusa il padre di violenze. Sfida a colpi di sentenze tra i tribunali dei due Paesi

Teodora Poeta

da San Benedetto del Tronto (AP)

È una storia di litigi e accuse. Sulla scena ci sono un padre e una madre, un matrimonio finite e due sorelline di 3 e 7 anni contese dai genitori. È un dramma che si ripete sempre più spesso nelle aule dei tribunali. Ma questa volta fa notizia il grado e la profondità delle accuse. La madre è Maria Pia Maoloni, 38 anni, di origini marchigiane. Il padre di 36 anni, vive in Belgio, è accusato dalla moglie di aver abusato sessualmente della figlia maggiore. La vicenda risale al 2004. All’epoca la più grande delle due sorelline ha 4 anni. La bambina riferisce alla madre, nel suo «linguaggio», di essere stata oggetto di abusi sessuali da parte del padre e del nonno paterno.
Il marito della donna nega tutto, denunciandola per alienazione parentale. Il 5 febbraio 2004 la Maoloni presenta una querela per stupro ed attentato al pudore. Nel dicembre 2004 le sorelline vengono affidate ad un istituto, dove vivono separate e possono vedersi solo un’ora a settimana. Il 3 ottobre scorso, però, la vicenda si complica perchè il tribunale dei minori belga decide di allontanare le bambine dalla madre. In un rapporto di una delegata dell’Spj la Maoloni viene descritta «isterica, ingiuriosa e paranoica».
Il giorno seguente, quindi, la donna si rifugia nelle Marche con entrambe le bambine, ma il 6 ottobre il Belgio spicca mandato di cattura nei suoi confronti, che viene eseguito il giorno seguente, con arresti domiciliari. A quel punto le due sorelline vengono affidate ad una struttura protetta, la casa famiglia Santa Gemma di San Benedetto del Tronto, ma l’11 ottobre il tribunale minorile belga decide di assegnarle al padre. Ma l’omologa corte di Ancona ne decreta il rimpatrio. È lo scontro tra due tribunali di due Stati diversi.
La storia delle due bambine, però, non passa in sordina. E così, le mamme della cittadina marchigiana decidono di scendere in prima linea e difendere le piccole, «in attesa, almeno, che sia fatta completa chiarezza sull’intera vicenda». Ed arrivano addirittura al punto di bloccare le forze dell’ordine e le assistenti sociali che, da un’uscita secondaria tentano di portar via le sorelline per rimpatriarle. Accanto alle mamme, che, ormai da giorni, piantonano la casa famiglia, ci sono anche il vescovo, il sindaco e lei, Maria Pia Maoloni, che dice: «Non pretendo che vengano affidate a me, ma che le mie bimbe restino a Santa Gemma finchè la giustizia italiana non si sia pronunciata».
Nel frattempo, l’avvocato della Maoloni, Gabriella Ceneri, chiede, ed ottiene, ieri, dal tribunale dei minori di Ancona, sulla base di una sentenza del tribunale di Mons (Belgio) la sospensiva del provvedimento di esecuzione dell’affidamento al padre delle due bambine contese. La Corte d’Appello ha fissato per il 12 dicembre l’udienza di merito, che confermerà o meno la sospensiva anche sulla base delle memorie che i difensori dei due genitori (Vittorio Micucci è l’avvocato del padre delle bambine), entrambi figli di emigrati italiani in Belgio, presenteranno. Si muove anche la diplomazia giudiziaria. Ieri Sandrine Dehalu, procuratore del re del Belgio presso il tribunale di Mons, è arrivato a Roma. Ha incontrato il direttore del Dipartimento di giustizia minorile. È previsto anche un incontro con lo staff di Clemente Mastella, ministro della Giustizia. Ma l’unica certezza è che, per ora, le sorelline restano a San Benedetto, nella casa famiglia Santa Gemma. Il Belgio non è la Bielorussia.