Altri tre arrestati per il massacro: a scatenare la furia lo schiaffo a un vecchio

Vibo ValentiaUn pensionato, un commerciante e due braccianti agricoli, improvvisamente diventati killer spietati, capaci di esplodere quaranta colpi di pistola e di sterminare un'intera famiglia. Era composto così il commando di morte che, nel pomeriggio di lunedì, ha ucciso Domenico Fontana e i suoi quattro figli nella loro masseria di Filandari, nel Vibonese. A lasciare sul terreno, in un lago di sangue, un padre di 61 anni e i suoi ragazzi, Pasquale, di 37 anni, Pietro, 36, Emilio, 32, e Giovanni, 19, sono stati dei vicini di proprietà per quelli che, comunemente, sono definiti futili motivi. Litigi e prepotenze che hanno generato esasperazione e odio profondo e hanno armato la mano di gente normale, non legata alla 'ndrangheta. Ma «quello che è avvenuto è più grave di un fatto di mafia», commentava ieri il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, «è espressione di una subcultura violenta».
«Ero stanco di subire soprusi», ha spiegato Ercole Vangeli, commerciante di 44 anni, quando, a poche ore dalla strage, si è presentato dai carabinieri per confessare la strage e spiegare il perché. Angherie subite per anni, episodi denunciati quattro volte ma sempre contro ignoti, senza mai fare il nome alle forze dell'ordine dei vicini. Nelle denunce si legge di alberi tagliati, animali lasciati liberi di pascolare sui suoi terreni, furti fino all’ultimo episodio, quello che ha scatenato la furia omicida. Uno schiaffo, un estremo gesto di umiliazione, che uno dei Fontana avrebbe dato al padre ottantenne di Ercole Vangeli. A quel punto, il quarantaquattrenne avrebbe meditato la spedizione accompagnato dal fratello Francesco, di 54 anni, dal figlio di questi, Pietro, 23 anni, e dal genero Gianni Mazzitello, di 30. Ma, fino all'ultimo, Ercole Vangeli ha tentato di proteggere i suoi parenti addossandosi ogni responsabilità e consegnando una pistola 9x21, legalmente detenuta. Gli investigatori però, sapevano che erano state due le pistole a sparare ed avevano anche testimonianza di un ragazzo rumeno, che aiutava i Fontana nella masseria ed ha assistito al massacro. I complici sono stati individuati subito, e pure l'altra pistola, una 7,65 trovata a casa di Francesco Saverio Vangeli.
Si temono ora altre vendette, tanto che la prefettura ha disposto il divieto di funerali pubblici per le 5 vittime.