Altro che '68, formidabile fu il '78

L'omicidio di Moro, la legge 194 e l'elezione di due papi: dodici mesi cruciali che hanno inciso sul nostro Novecento stravolgendo l'Italia ben più dell'anno rivoluzionario

Lo spreco di celebrazioni sul ’68, oltre ad annoiare - basti pensare alla recente polemica tra Enzo Bettiza e Umberto Eco sulla miopia di una certa intellighentia di Sinistra sui fatti di Praga - ha fatto trascurare il ricordo di un altro anno eccezionale, il 1978. Vale la pena di ripercorrerlo, in anticipo di dieci anni sulle immancabili rievocazioni che subiremo nel 2018. Anche in quell’anno si celebrava il ’68, di cui ricorreva il decennale, ma per tutti i dodici mesi fu un susseguirsi di eventi che in parte smentivano il ’68, in parte ne erano la logica conclusione.

Pure l’evento principale di trent’anni fa - il rapimento di Aldo Moro - può essere considerato una conseguenza, per quanto indiretta, dell’estremismo sessantottino. Il movimento giovanile, gioiosamente rivoluzionario del costume e della morale, era stato trasformato da alcune frange devianti in terrorismo politico. Con il rapimento e l’uccisione del presidente democristiano, le Brigate Rosse cercarono di ricattare lo Stato e di impedire il «governo della solidarietà nazionale», espressione di quasi tutte le forze politiche, appena varato da Giulio Andreotti. Non è il caso di ripercorrere qui quel tragico episodio, già abbastanza ricordato. Mentre occorre ricordare un’altra morte tragica e oggi quasi dimenticata, quella di Peppino Impastato: il giovane siciliano, che si batteva contro la mafia, venne fatto esplodere, con una bomba sotto la pancia, lungo i binari della Palermo-Trapani. Accadde lo stesso giorno, 9 maggio, in cui venne ritrovato il cadavere di Moro, e la notizia non ebbe il rilievo che meritava: Impastato era una delle prime espressioni della società civile a battersi contro la mafia, definendola «merda» e irridendo il capo dei capi Gaetano Badalamenti, «Tano Seduto».

In gennaio erano stati uccisi tre militanti missini a Acca Larentia, ma fecero più impressione due altre morti violente e tuttora senza colpevoli, quelle di Fausto e Iaio, frequentatori del centro sociale Leoncavallo, che stavano collaborando a un’indagine sullo spaccio di droga a Milano. A ricordarli, però, rimasero quasi soltanto quelli del centro sociale, mentre l’Italia venne scossa da notizie una più eclatante dell’altra. Il 15 luglio il presidente della Repubblica Giovanni Leone, accostato alle indagini sullo scandalo Lockeed, si dimette; l’8 luglio, alla sedicesima votazione, per la prima volta sale alla presidenza della Repubblica un socialista, Sandro Pertini, che godrà di una popolarità ineguagliata.

Roma è destinata a un colpo di scena dietro l’altro, in quel 1978: il 6 agosto muore papa Paolo VI, dopo quindici anni di pontificato. A sorpresa gli succede il patriarca di Venezia Albino Luciani, che assume il nome di Giovanni Paolo I ma muore dopo appena trentatré giorni, scatenando sospetti e dietrologie, particolarmente praticate nell’Italia di quell’anno. Gli succederà, il 16 ottobre, Karol Wojtyla, primo pontefice non italiano dal Cinquecento: nessuno, nella sorpresa generale, poteva immaginare né l’importanza né la durata che avrebbe avuto il suo papato.

Quasi si volesse rievocare a tutti i costi il «maggio francese», anche il maggio del 1978 fu un mese formidabile: con eventi epocali destinati a suscitare dibattiti e controversie per gli anni a venire, compresi quelli che ci aspettano. Il 13 maggio viene varata la Legge 180, nota come legge Basaglia, che determinò la chiusura dei manicomi, da sostituire con sistemi di cura alternativi e non punitivi; la nobile idea è stata ed è tuttora inficiata proprio dalla carenza di strutture alternative, che spesso lasciano i malati mentali a carico delle famiglie o in balia di se stessi. Il 22 maggio, poi, viene promulgata la Legge 194, che – depenalizzando l’aborto – permette di praticarlo in strutture sanitarie pubbliche. Vengono così ridotti drasticamente gli aborti clandestini, ma il problema etico dell’aborto di Stato incombe ancora sulle nostre teste. Sempre in maggio suscitò grande scalpore quella che può essere considerata la prima manifestazione italiana dell’orgoglio gay: a Bologna, dal 26 al 28, si tenne un convegno-incontro degli omosessuali che – a sorpresa – sfilarono per la città con slogan modellati su quelli delle lotte operaie dell’epoca: «È ora, è ora, il trucco a chi lavora!». Oppure: «Come mai, come mai, sempre in culo agli operai? D’ora in poi, d’ora in poi, lo vogliamo pure noi!».

Un mese dopo, in giugno, due referendum vanno in direzione opposta allo spirito sessantottino, alla legge Basaglia e a quella sull’aborto: vengono confermate la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, che quindici anni dopo si rivelerà inutile se non dannosa, e la legge Reale, che inasprisce i provvedimenti sull’ordine pubblico.

In mezzo a queste tempeste, gli italiani – soprattutto i giovani - godono di una «liberazione sessuale» mai vista prima, figlia del ’68, del femminismo, della pillola e anche della nuova legge sull’aborto. Il trionfo della libertà sessuale - che verrà bruscamente e luttuosamente interrotto dalla comparsa dell’Aids - viene simboleggiato da due canzoni che celebrano il triangolo e l’amore di gruppo: Il triangolo, appunto, di Renato Zero e Pazza idea di Patty Pravo. Il film che rappresenta meglio il mondo giovanile di quegli anni è Ecce Bombo di Nanni Moretti, ancora lontano dal diventare un capopopolo girotondino. Quattro ragazzi, «reduci» del ’68, rappresentano il «riflusso» vuoto e incolore di chi, dopo avere sognato la rivoluzione, non sa più cosa volere. Il film illustra bene anche un altro fenomeno di quegli anni, le cosiddette radio libere, che per la prima volta dettero a tutti l’impressione di poter partecipare al mondo della comunicazione, una comunicazione che non conosce più ostacoli e che tuttavia non cementa i rapporti e i legami tra gli individui.

Ci furono altri fatti, in quel 1978, che passarono quasi inosservati ma che hanno cambiato la nostra vita; o agitato i nostri incubi. In febbraio, a Chicago, entra in funzione il primo computer in grado di collegare fra loro degli utenti grazie a una linea telefonica: sono i primi vagiti di quello che diventerà internet. In marzo una superpetroliera si incaglia al largo delle coste bretoni riversando in mare oltre cinquantamila tonnellate di greggio. In luglio, in Gran Bretagna, nasce Louise Brown, il primo essere umano fecondato in vitro. Il 5 dicembre, poi, nasce il Sistema Monetario Europeo (SME), nonno dell’euro. L’anno poteva finire meglio.