Altro che "concorso telefonico". Ecco cinque ipotesi di veri reati

Dalla rivelazione di segreto istruttorio all’insider trading: i Ds minimizzano ma i giudici valutano possibili illeciti

Piero Fassino deve essere sempre più in difficoltà. Ora, per ridicolizzare le accuse mosse dal Gip Clementina Forleo, si dice colpevole di un nuovo reato, quello da lui appena coniato di «concorso in conversazione telefonica». Come se l’unico reato ipotizzabile all’orizzonte fosse appunto quello di aver chiacchierato ingenuamente al telefono. Pur di tranquillizzare i suoi, il segretario dei Ds inciampa due volte. Innanzitutto nella forma. Posto che la conversazione sia un reato, se due dialogano la partecipazione è piena, e quindi di entrambi, senza alcun concorso. Poi, ed è quello che qui più interessa, nella sostanza. La Forleo non li indica. Ma non ci vuole la Cassazione a sezioni unite per ipotizzare gli eventuali reati consumati. Vediamo i maggiori: violazione del segreto istruttorio, favoreggiamento, concorso in insider trading, in aggiotaggio informativo e manipolazione del mercato.

LE COMUNICAZIONI
Quando Massimo D’Alema avvisa Giovanni Consorte che ha il telefono sotto controllo, quando lo esorta a stare «attento alle comunicazioni» rinviando a un incontro a voce i dettagli, si cristallizzano una serie di reati che finora nessuna Procura ha perseguito. A distanza di due anni da quei colloqui risalenti al luglio 2005 nell’estate delle scalate a Rcs, Bnl e Antonveneta. Quali reati? Violazione del segreto istruttorio, compiuto dal pubblico ufficiale che ha riferito delle intercettazioni in corso. Cagionando inevitabile danno all’inchiesta tanto che proprio uno degli indagati oggetto delle intercettazione viene a saperlo. Nel passato ci sono state Procure che in casi analoghi hanno chiesto l’arresto di chi avvisava di indagini. Una Procura avrebbe potuto aprire immediatamente un procedimento per violazione, interrogando Massimo D’Alema come teste. «Lei è a conoscenza di telefoni sotto controllo in indagini attualmente in corso? Se sì da chi, perché e a che fini l’ha saputo?». E così via sino ad identificare l’ufficiale, il giudice, il pm che, saputo delle indagini Antonveneta e che la Procura di Milano ha disposto intercettazioni su diverse persone, come Consorte, ha informato un interlocutore proprio di Consorte, l’allora presidente dei Ds, che erano in corso indagini tecniche.

«HO GIÀ IL 51%»
C’è poi la pattuglia di reati finanziari che Fassino, D’Alema e il diessino Nicola Latorre potrebbero aver compiuto. A iniziare dall’insider trading. Nei giorni caldi della scalata e della formazione della cordata che doveva rilevare le quote del contropatto, ovvero coop e banche straniere, Consorte con sfumature diverse coltiva con i tre rapporti continui. Rilevando i retroscena dell’operazione, le false informazioni che venivano diffuse al mercato sulla scalata Bnl. In alcuni casi vengono persino a sapere in anticipo notizie privilegiate che verranno diffuse ufficialmente solo in seguito. Come quelle divulgate al mercato il 18 luglio sulla reale divisione delle quote e anticipate ai politici ds il 14 luglio.

Un’attenzione riservata da Consorte e che potrebbe aver permesso ai tre o a persone, società a loro vicine di compiere operazioni sul titolo, consumando, in questo caso, il reato di insider trading nelle ore immediatamente successive alle conversazioni. Più sfumato ma sempre verificabile il concorso in aggiotaggio informativo e manipolazione del mercato. Visto che i tre partecipano, soprattutto D’Alema e Latorre, facendosi portatori degli interessi manifestati da Consorte e cogliendo le sue doglianze (caso Bonsignore) sarebbe interessante sapere se hanno eventualmente concorso nella diffusione di notizie false al mercato.

IL PIANO CRIMINOSO
C’è poi una partecipazione più ampia e persino inquietante, una sorta sì di concorso nei reati addebitati a Consorte, che la Forleo legge nelle righe di tutti i colloqui. Arrivando alle conclusioni che hanno fatto gridare allo scandalo i politici con un incredibile silenzio e alcuna iniziativa a tutela, per inciso, da parte del Csm. Una partecipazione, un’organicità al «piano criminoso» che va al di là del sostegno politico, delle frasi da stadio di D’Alema, dell’emozione e persino di un certo interesse. Difficile non comprendere speranza e gioia che gli esponenti ds nutrivano per la nascita di un polo assicurativo-bancario a loro vicino, assai vicino. Mandava in ombra e relativizzava il complicato, ingovernabile, rapporto con Montepaschi, apriva soprattutto enormi opportunità in ogni direzione, persino elettorali. Per questo per la Forleo alcuni dei politici erano addirittura organici al progetto. Ma questo per certa morale di sinistra non è accettabile. E pesa più delle aride accuse penali.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it