«Altro che fuga, i cervelli tornano»

da Roma

La sperimentazione della riforma della scuola secondaria è rinviata al 2007. Le Regioni si sono opposte e Letizia Moratti ha rilanciato aprendo «una fase di condivisione del percorso su una materia delicata». La conferenza unificata dominata dalle regioni rosse ha rispettato il copione e detto niet alla partenza immediata, ma la riforma andrà avanti.
Accanto al cammino della riforma, la Moratti affronta il problema dell’integrazione degli alunni stranieri nella scuola italiana, non nelle scuole di settarismo fai da te.
Ministro Moratti, con il Viminale avete istituito un tavolo tecnico per il monitoraggio delle scuole che non hanno un riconoscimento legale. Tra queste, anche quelle coraniche. Di quali strumenti vi servirete? E cosa fanno gli altri Paesi europei?
«Il tavolo tecnico è stato appena avviato, ci serviremo di tutti gli strumenti dei due ministeri per un monitoraggio delle realtà non riconosciute e verificare le eventuali opportune misure da intraprendere. Più in generale, l'Italia, rispetto alla Francia e al Regno Unito, ha scelto una terza via. Noi non vogliamo un'assimilazione ai nostri modelli culturali, né vogliamo un isolamento dei bambini che hanno scelto di vivere nel nostro Paese. Vogliamo un'integrazione piena, con una buona conoscenza dell'italiano, e preferibilmente una formazione nelle scuole statali. Attraverso la riforma abbiamo rafforzato i programmi di storia che consentono la conoscenza di altre civiltà, e l'educazione alla convivenza civile perché ci possa essere rispetto della propria e altrui identità e piena integrazione».
Il mondo cattolico chiede più attenzione. Questione di contenuti o di finanziamenti?
«Dividerei il ragionamento in due aree: quella culturale e quella dell'organizzazione e dei finanziamenti. Sul primo punto abbiamo dato delle risposte coerenti con i valori della tradizione cristiana. Per la prima volta, per esempio, abbiamo introdotto nei principi della riforma il concetto di educazione spirituale. Abbiamo inoltre valorizzato il concetto di persona e di famiglia. Dal punto di vista dell'organizzazione e dei finanziamenti, ricordo che dopo oltre vent'anni abbiamo stabilizzato gli insegnanti di religione. E credo che anche questo abbia un valore. Abbiamo infine incrementato attraverso il bonus la possibilità di scelta delle famiglie tra scuola paritaria e statale e quest'anno il finanziamento per il bonus è di 50 milioni di euro. Credo sia un segnale importante e bisogna proseguire su questa strada».
A proposito di finanziamenti: lei crede che si possa chiudere il contratto della scuola?
«Siamo molto vicini alla chiusura. Già con il precedente contratto gli insegnanti hanno avuto mediamente un aumento di 147 euro netti mensili. A questi si aggiungeranno ora i benefici contrattuali del secondo biennio economico».
Troverà le risorse disponibili in finanziaria?
«Tutta la maggioranza mostra grande attenzione nei confronti del comparto scuola-università-ricerca e mi auguro pertanto di poter avere risorse adeguate».
Il centrosinistra ha annunciato che se dovesse andare al governo cancellerà la sua riforma...
«La riforma della scuola dell'infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado è applicata in tutto il Paese. Con un accoglimento positivo da parte delle famiglie. Entro metà ottobre approveremo anche il decreto sulla secondaria di secondo grado, e su questo abbiamo trovato un'intesa sulla procedura attuativa con la Conferenza Unificata. Ricordo inoltre che abbiamo innalzato l'obbligo scolastico fino ai 18 anni di età o almeno fino al conseguimento di una qualifica. Mi sembrerebbe imprudente cancellare una riforma che già nei primi anni di applicazione ha dato risultati altamente positivi che sono sotto gli occhi di tutti».
È stata colmata la lacuna che l'Italia aveva nell'insegnamento della musica?
«Sì, il governo precedente aveva trasformato i conservatori musicali in istituti di alta formazione post-secondaria, dimenticando che per arrivarci bisogna avere un'istruzione musicale anche alle elementari, alle medie. Abbiamo colmato questo gap: la musica è ora presente nei primi anni della scuola primaria, nella quale i bambini possono avere un primo approccio pratico con gli strumenti, nel senso di produzione di suoni e armonie. Lo stesso discorso vale per la secondaria di primo grado, la ex-media: qui stiamo dando impulso agli indirizzi musicali, oggi presenti soltanto in alcune realtà territoriali. E per la prima volta stiamo istituendo il liceo musicale. Ma la musica è presente anche in tutte le altre sette tipologie liceali».
Parliamo del finanziamento alle università...
«Abbiamo rivoluzionato il finanziamento degli atenei per dare efficienza al sistema. Questa rivoluzione consiste nel finanziare gli atenei non più soltanto sulla base del numero degli iscritti, ma in base a un mix di criteri: il 30% sugli iscritti (escluse matricole e fuori corso), per un altro 30% sui risultati in crediti acquisiti e un 30% sui risultati della ricerca, il restante 10% è flessibile. Tutto ciò ha iniziato a creare competizione tra gli atenei e certamente ha contribuito a innalzare la qualità del nostro sistema universitario, la premessa per avere efficienza. Ora stiamo monitorando gli effetti».
Fuga dei cervelli: mito o realtà?
«È un fenomeno che esiste in tutti i Paesi. Sono tre in tutto il mondo i Paesi che non ne soffrono: Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svezia. Per questo bisogna allargare la base, incrementando il numero dei giovani ricercatori. Tra le misure che abbiamo adottato ne ricordo solo alcune. Nel periodo 2002-2005 abbiamo stanziato 600 milioni di euro per la ricerca di base che hanno coinvolto 4mila ricercatori dei quali 1500 nuovi assunti. Con il Pon ricerca 2000-2006 abbiamo formato 31mila giovani, stiamo lanciando 12 progetti strategici per oltre un miliardo di euro e la quota per la formazione è il 10%. Complessivamente abbiamo fatto contratti di ricerca per 12mila nuovi giovani. Tre elementi ulteriori: negli ultimi anni sono rientrati in Italia grazie a una specifica azione del Ministero oltre 400 ricercatori residenti all'estero e anche stranieri. I ricercatori italiani che lavorano all'estero sono in tutto circa 2000. Stiamo lavorando molto per avere insediamenti di centri di ricerca internazionale in Italia. Due sono già realtà: il centro della Microsoft a Trento, unico in Europa, di System Biology, e il centro di neuroscienze di Rita Levi Montalcini che ha già fatto rientrare dal Mit di Boston uno dei più grandi ricercatori, Emilio Bizzi».
Perché gli studenti italiani hanno un basso indice di conoscenza delle materie scientifiche?
«Questi indici sono differenziati da Regione a Regione. Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana hanno degli indici decisamente positivi. Trento è prima nella classifica Ocse per matematica. È quindi una situazione a macchia di leopardo. Per questo motivo abbiamo lanciato un programma nazionale per migliorare l'apprendimento di italiano, matematica e scienze».
I docenti italiani sono anziani e nello stesso tempo ci sono ancora pochi uomini. Si può invertire questa tendenza?
«È un problema europeo. Ma ci sarà una inversione di tendenza quando entrerà in vigore il nuovo decreto sulla formazione degli insegnanti: per il 50% saranno formati su un numero programmato e quindi con maggiori certezze per chi vuole insegnare. Il ringiovanimento sarà automatico».
Quante assunzioni ha fatto nella scuola da quando è ministro?
«Centotrentamila assunzioni: 116.500 insegnanti e 13.500 nel personale amministrativo. Erano dieci anni che non venivano effettuate assunzioni nella scuola. Abbiamo ridotto il precariato storico ereditato dai precedenti governi del 50%».
Caro libri: lei ha messo un tetto, qualche scuola ha sforato. Qual è la realtà del fenomeno?
«Ricordo che i libri nella scuola primaria sono gratuiti, nella secondaria sono semigratuiti, e il ministero stanzia ogni anno 100 milioni di euro per le famiglie con un reddito inferiore ai 15mila euro. Abbiamo stabilito un tetto di spesa che è invariato da tre anni. Pensi che non ho neppure concesso l'aumento legato al tasso di inflazione. Stiamo rafforzando i controlli e adottando ulteriori misure per quelle realtà - non molte - che hanno sforato il tetto. E poi stiamo lavorando per evitare i continui cambi di libri, perché questo aumenta il costo e la spesa per le famiglie. Abbiamo fatto un accordo con Poste per consegnare a casa gratuitamente i libri di testo scelti dai docenti, senza nessun aggravio di costi per il ministero e per le scuole. Le famiglie possono così evitare code in libreria, con un forte risparmio di tempo e di risorse. È in corso poi una sperimentazione per cui delle sezioni dei libri di testo saranno disponibili via internet e questo è molto importante per gli aggiornamenti dei libri. Non sarà necessario cambiarli, basterà scaricare l'aggiornamento da internet».
Dispersione scolastica. È diminuita?
«È calata dal 25% del 2001 al 20% di oggi, contro una media europea del 18%. Il che significa che siamo riusciti a riportare nel sistema istruzione e formazione 120.000 ragazze e ragazzi che ne erano usciti. Questo è dovuto a due fattori combinati: l'innalzamento progressivo dell'obbligo scolastico dai 9 anni precedenti a 12 e i corsi di istruzione e formazione professionale istituiti con l'accordo con le regioni. Ma dobbiamo lavorare per migliorare questa situazione. Ancora: abbiamo investito nelle aree a rischio del Mezzogiorno 50 milioni di euro. E abbiamo istituito l'anagrafe nazionale degli studenti attraverso la quale le scuole, in collaborazione con gli enti locali e le strutture sociali, possono prontamente intervenire per evitare casi di dispersione scolastica».
Mario Sechi